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Strange Magic, di Gord Rollo

By Simone Corà | venerdì 30 luglio 2010 | 08:00

Leisure Books, 2010
310 pagine, 7,99 $
ISBN 9780843963335

Pensate a una manciata di elementi per costruire la storia horror più banale possibile, ma non perdeteci troppo tempo, davvero, i primi che vi vengono in mente.

Qualche suggerimento.
Un protagonista alcolizzato, che forse ha smesso di bere ma continua a ricaderci?
Un’ex moglie che però è ancora innamorata di lui, e quanto gli vuole bene, e quanto soffre, e quanto vorrebbe che tutto tornasse come prima?
Una figlia il cui unico desiderio è riunire la famiglia?
Un cattivone che si chiama The Stranger, o all’occasione Mr Black, che vuole vendicarsi del nostro caro protagonista?
E perché non un prete che sente le voci nella testa e commette qualche peccato di troppo?

Mischiate neanche tanto bene, ed eccovi la trama di Strange Magic, ultimo, recente lavoro di un nuovo volto della narrativa horror, questo Gord Rollo assai acclamato, applaudito e ben recensito ovunque.

Wilson vuole smetterla di entrare e uscire di prigione, vuole finirla con l’alcol, gli interessa solo trovare un lavoro e poter così tornare con l’ex moglie Susan e riabbracciare sua figlia, la piccola Amanda. Ma non può. Per la città si aggira un individuo misterioso, un truce servitore del male che uccide senza pietà chiunque gli intralci la strada: suo scopo è trovare Wilson, e vendicarsi di un terribile torto subito in passato.

Purtroppo ci troviamo dalle parti di un insopportabile ABC dell’horror, un elementare schema di causa ed effetto che azzera ogni curiosità sin dalle prime pagine, con la descrizione di questo Stranger uguale a un qualsiasi Randall Flagg di kinghiana memoria, privo di personalità, assolutamente insensato nel suo uccidere a caso una manciata di persone.

E si spera, lo si continua a fare, che l’intreccio possa risollevarsi, che la piattezza dei protagonisti e il loro ancora misterioso interagire sia solo un preambolo a qualcosa di non per forza nuovo, ma perlomeno godibile, di piacevole intrattenimento. Si fanno poi gli scongiuri quando viene spiegato il motivo dell’astio provato dallo Stranger, augurandosi che la trama non si assesti su coordinate forse ancora più banali degli spunti iniziali.

E invece no, Rollo spende oltre 300 cartelle per una storia che poteva essere contenuta in meno della metà, forse addirittura in un semplice racconto. Troppo l’infodump psicologico tragicamente non necessario, pagine e pagine di scontatissime, derivative caratterizzazioni, che per giunta nulla servono alla battaglia finale.

Si arriva stanchissimi, non se ne può più di morti sconclusionate e girovagare immotivati (terribile, terribile, terribile oltre ogni cosa il metodo scelto dallo Stranger per avvertire Wilson del suo arrivo), e si rimane addirittura tramortiti, se non presi per il culo, dalla morte, descritta con un’enfasi splatter/teatrale davvero esagerata, di un personaggio inutile all’economia generale del romanzo.

Discrete quanto meno le ultime venti pagine, dove l’orrore finalmente esplode in uno scenario di riguardose efferatezze sanguinolente, ma è troppo tardi, si doveva concludere prima, il lettore ha già perso la pazienza. Rollo in fondo scrive molto bene, quando spinge il pedale sulla violenza crea ottime immagini, disgustose e viscerali, ma se non c’è una storia a reggere lo stile, non c’è niente da fare.

Forse gli darò un’altra chance, magari fra qualche tempo: parlano un gran bene del suo secondo romanzo, Crimson, e tra non molto dovrebbe uscire il nuovo Valley of the Scarecrow. Se sopravvivrò, ci rileggeremo da queste parti.

7 commenti:

  1. bellissimo!
    ne compro due!
    anzi
    tre!

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  2. Bravo gelo così dopo me ne presti una ed io non regalo soldi a mr.Rollenstein!
    In cambio ti dò 10 figurine panini(e mi sa che ci vai meglio tu)

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  3. Ma Gelo, ma no, ma dài, ma te lo vendo io, al doppio del prezzo originale, maccheddico, al triplo, è un affarone!

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  4. Mmmh... Gord Rollo... ricordo di averne ordinato uno, una volta, al messicano, e non ne ho proprio un bel ricordo. Saranno stati tutti quei fagioli...

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  5. Però il nome dell'autore, bisogna dirlo, è mica male. A me piacerebbe chiamarmi Gord Rollo:-)

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  6. Cameriere!Un rollo gordo al tavolo cinque!

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