Creato da: Steven Moffat
Network: BBC
Nonostante tutte le premesse e le
acquoline dovute, rispettivamente, all’avvicinarsi del cinquantennale, a una
trama orizzontale che profumava di drammone epico e soprattutto a una nuova
companion, l’unica cosa che realmente mi interessava per la reprise di questa
settimana stagione era una cazzo di maggior qualità e soprattutto continuità
tra gli episodi, perché sì, si fa presto a dire che quelli che portano la firma
di Moffat sono bellissimi, e infatti sono molto belli pure qui (The Snowmen
e The Bells of Saint John, un po’ meno il comunque discreto season finale
The Name of the Doctor), ma la loro assoluta superiorità è oltre,
talmente oltre che le altre puntate, se non facessero comunque già di loro
schifo, appaiono come stupidaggini per bimbetti, target al quale, complice
anche i due odiosissimi bambini introdotti da Neil Gaiman, pare in fondo
essersi direzionata, magari non intenzionalmente, buona parte della serie.
Via l’estrema complessità, via la
schizoide tortuosità, via le stramberie funamboliche che avevano arricchito
così tanto la stagione precedente, ciò che resta adesso, soprattutto a livello
emozionale, è davvero poca cosa, e la sbavante impazienza settimanale è stata
disgraziatamente sostituita da una misera, pallidissima e demoralizzante
speranza che la prossima puntata non faccia cagare come la precedente.
E questo perché non mi va di chiacchierare
sulla trama principale, che è interessante e avvincente nello stesso modo
comunque in cui è esageratamente spezzata e priva di qualunque pathos per
reggere quell’epica drammaticità e quel dolore galattico provato dal Dottore,
sono troppi i filler che non dicono nulla, toppe inutili, noiose e prive di un’atmosfera
adeguata, eccessivamente spensierate e bonarie – non che questo sia per forza
un male, se il team di sceneggiatori avesse mostrato un maggior coraggio e una
strampalata follia, come si faceva in passato, tutto sarebbe stato assai
benvoluto, l’episodicità in fondo è sempre stata caratteristica di Doctor
Who e non avrebbe di certo senso farne a meno, ma così come sono gli one
shot distruggono di fatto una continuity necessaria a dare forza e mordente al
mistero legato al nome dell’ultimo Time Lord. Episodi inguardabili come Rings
of Akhaten, Cold War e Nightmare in Silver pesano smisuratamente sulle
spalle di una stagione che già nella prima parte aveva arrancato parecchio (A
Town Called Mercy, Dinosaurs on a Spaceship) e che ora non possiede alcuna
puntata memorabile, avventure che sembrano poco più di un manierismo un poco
ironico, un poco sci-fi, un poco horror (Hide, Journey to the Center of the
TARDIS, The Crimson Horror) ma basta, storielle semplici e tutto
sommato godibili ma che, a dircela tutta, hanno l’unico pregio di non essere orribili,
e a questo si è costretti ad aggrapparsi.
E a poco è servito anche l’ingresso di
Jeanne-Luise Coleman, che è brava e spiritata e misteriosa quanto basta negli
episodi scritti da Moffat, e sai che novità, ma che tipo resta immobile ed è
inutilmente innocua in tutti gli altri – chiaro quindi che il suo personaggio
non riesca mai realmente a ingranare, soprattutto quando diventa necessario
quel legame con lo spettatore, quella maledetta affinità per stuzzicare lacrime
e dolori quando bisogna sostenere la verità svelata nell’ultima puntata, un
legame che in passato ha permesso di fare season finale, se vi ricordate, in
cui Tennant e Billie Piper PIANGONO per mezz’ora su quaranta minuti ed era una
puntata epocale e indimenticabile, un legame quindi che non si può, non si può
instaurare se le avventure di cui è co-protagonista fanno cagare e la mettono
miseramente in secondo piano. E dispiace, dispiace tantissimo che non ci siano
più i Pond, sarà forse un fattore nostalgia, sarà una semplice virgola di
fastidio per la nuova arrivata, ma quell’accoppiata era semplice e funzionale, era
simpatica e buffa, niente più ma un trampolino perfetto, completo, per
la comicità di un Matt Smith che qui rimane sempre e comunque bravo, ma privo
di dialoghi, battute e comportamenti adeguatamente fuori di testa non è che
possa fare molto.
Okay, dài, c’è il bel cliffhanger che prosciuga
saliva e palpitazione rimandando al novembre prossimo per il mega episodio del
cinquantennale, ma poi?











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