mercoledì 16 aprile 2014

L'assassino è quello che canta in growl: Stage Fright (2014)


Canada, 89 minuti
Regia: Jerome Sable
Sceneggiatura: Jerome Sable

Ci aveva già provato quel caprone di Darren Lynn Bousman, e a dirla tutta ne aveva tirato fuori un film più che dignitoso, Repo! - The Genetic Opera coniugava musical e horror con una bella verve, c'era genuinità e divertimento, la trama era un'essenzialità perfetta per le canzoni e i protagonisti innalzavano grandiose lodi al metallo. Qualche anno dopo ci è ricascato, ma The Devil's Carnival era pressoché inguardabile e inascoltabile proprio perché venivano a mancare le buone intuizioni del precedente esperimento: storia inesistente, canzoni brutte e niente metallo mi rendono infelice, e così ci avevo messo una pietra sopra, pensando che nessuno avrebbe più avuto il coraggio di tentare nuovamente questa strada quando l'unico accostamento che si riesce ancora a fare nel 2014 è solo con un certo The Rocky Horror Picture Show.

giovedì 10 aprile 2014

La fantascienza che anche no grazie: Upstream Color (2013)


USA, 96 minuti
Regia: Shane Carruth
Sceneggiatura: Shane Carruth

Faccio un po’ di fatica a inquadrare Shane Carruth, tra la devastante originalità concettuale delle sue proposte e l’eccessivo ermetismo con cui le (s)compone non mi muovo proprio benissimo come invece sembra fare certa critica, che pare amarlo incondizionatamente. Non si tratta di sano scetticismo o di un qualche bisogno di contrariare l’opinione che va per la maggiore, ma di una riflessione sugli strumenti che il regista/sceneggiatore/attore usa per creare storie estremamente complesse, motivate da spunti insoliti e innovativi, ma di difficile, difficile assimilazione, cosa che non vorrei mai lo portasse a essere apprezzato perché in qualche modo superiore (se è in grado di mettere insieme dei film del genere chi cazzo sono io per criticarlo?) e quindi inattaccabile.

mercoledì 2 aprile 2014

Why don't you play in hell? (2013)



Giappone, 126 minuti
Regia: Sion Sono
Sceneggiatura: Sion Sono

Finalmente lontano dal vortice morboso che rischiava di farne affondare bravura, ingegno e soprattutto la lucidità di uno sguardo piuttosto unico nel panorama giapponese, è un piacere riscoprire Sion Sono alle prese con tematiche assai più leggere che in passato ma che paradossalmente ne rafforzano e ne esaltano tutti quei tratti (scrittura, gestione dei personaggi, dialogo) che in questi ultimi tempi a stento affioravano sotto strati di lurida sessualità, ostentate perversioni e un'insistita drammaticità. Why don't you play in hell è probabilmente una commedia, ma non è il caso di configurarne forzatamente il genere, d'altronde la mezz'ora finale è una mattanza splatter di furibonda ferocia, ma è proprio nell'equilibrio tra i generi che sta la bellezza di questo film surreale e tragicomico, violentissimo e amaro, dove l'impronta di Sono è ovviamente ben presente e immancabile (l'ingenuità dell'amore adolescenziale da una parte, ma anche certe parentesi morbose dall'altra, come un bacio tra due bocche piene di cocci di vetro o dell'infatuazione impossibile tra l'adulta Ikegami e l'ancora bambina Mitsuko) ma fortunatamente libera da quella pesantezza forzata e insistente, da quella ricerca buia e abissale dei pruriti umani che avevano fatto precipitare thriller altrimenti tostissimi (Cold Fish e Guilty of Romance), ma anche lirici drammoni umani che davvero, meglio Buona Domenica (Himizu).

martedì 25 marzo 2014

Il respiro della cenere, di Jean-Christophe Grangé (2013)


Garzanti, 437 pagine

Grangé sembra voler mantenere un bel ritmo, un solo anno ci separa dall’ultimo, ottimo Amnesia, e il rischio è chiaramente quello di una qualità incostante: un autore della sua taglia non ha bisogno di tale velocità, quantomeno non come il suo editore, eppure mi è impossibile appoggiare le molte critiche piovute addosso a Il respiro della cenere, anzi, in molti passaggi il suo ultimo lavoro raggiunge certe vette spesso toccate in passato pur non brillando nella sua interezza e apparendo indubbiamente sfuocato.

giovedì 20 marzo 2014

Ultra-Violence, o del ritorno di Banshee - seconda stagione (2014)


USA, 10 episodi, 50 minuti cad.
Creato da: David Schickler, Jonathan Tropper
Network: Cinemax

Con i lividi ancora gonfi e doloranti per tutte le mazzate prese nella prima, sorprendente stagione, Banshee torna con dieci episodi che, altrettanto sorprendentemente, non si limitano a un mero ricalco di una formula tanto semplice quanto esemplare, cercando bensì di intrufolarsi nelle teste dei personaggi molto più che in passato, lavorando di finezze e dettagli e lasciando quindi ai pugni un meno fondamentale ma comunque delizioso contorno. Scelta coraggiosa ma intelligente, Schickler e Tropper mostrano una penna ben più minuziosa di quanto si possa credere: fermo restando che la trama rimane poca cosa, con i soliti luoghi comuni sui ladri buoni, i mafiosi spietati a cui rubano i soldi, fughe infinite e vendette irrinunciabili, i due hanno saputo rivestire ogni personaggio di un ottimo background e innestarlo nella quotidianità di questa cittadina in culo al mondo che finalmente ha vero motivo di essere il titolo della serie.
Related Posts with Thumbnails