Zebraman

By Simone Corà | martedì 4 maggio 2010 | 13:30

2004, Giappone, 115 minuti, colore
Regia: Takashi Miike
Sceneggiatura: Kankuro Kudo

Shin’ichi, professore in una scuola media, è un grande appassionato di un vecchio telefilm, Zebraman, che vedeva l’omonimo eroe tirare calci e cazzotti agli alieni invasori. Talmente invasato dalla serie tv, Shin’ichi realizza con le proprie mani un costume di Zebraman che indossa orgogliosamente di notte, quando nessuno, né moglie né figli né colleghi, lo può vedere.

Ma quando il bisogno di giustizia lo spinge fuori dalle mura di casa per picchiare delinquenti e rapinatori, Shini’ichi si rende conto che in Giappone stanno succedendo cose molto strane: comportamenti inspiegabili, avvistamenti di strane entità, apparizioni di uomini con maschere di granchio e una task force della polizia istituita ad hoc per frenare quella che sembra essere una vera e propria invasione aliena. E per Shin’ichi non c’è che una cosa da fare: diventare Zebraman e salvare il mondo!


Zebraman è l’ennesima dimostrazione del talento folle e visionario di Takashi Miike, unica, diabolica mente che potesse mettere le mani su una fonte d’ispirazione tanto ridicola (le serie tv giapponesi anni Sessanta/Settanta, come Ultraman e Megalon) e trasformarla in una pellicola invitante e singolare.

Tra commedia esilarante e simpatica sci-fi, Zebraman scaraventa a terra dalle risate grazie a una prima mezz’ora di indiavolata comicità, goffi, eccentrici personaggi e una serie di dialoghi tanto bizzarri quanto spassosi. Nessuna concessione alla facile demenzialità, ma una vera e propria orgia di brillanti invenzioni narrative che, tra una buffa esibizione in costume davanti allo specchio e una strampalata opinione filosofica su bene e male, passando per lo stratagemma con cui i due poliziotti raggirano le malelingue circa il loro abitare nello stesso appartamento, scatenano sincere risate.

Complice, però, una lunghezza forse eccessiva, e la presenza di un paio di parentesi sottotono, Zebraman non arriva sino al termine con la stessa freschezza della parte iniziale, ma garantisce comunque buoni, a volte ottimi momenti di azione, battaglie e ironia, senza scadere troppo nel melenso disneyiano – cosa piuttosto tentatrice per via di certi risvolti sentimentali della trama.

Ci pensa comunque la roboante, fracassona coda fantascientifica a sistemare le cose: versione a occhi a mandorla semplice e gradevole degli spettacolari combattimenti supereroistici hollywoodiani, con gigantesche creature aliene che distruggono palazzi e scatenano l’Apocalisse, Miike imbastisce un duello conclusivo che mantiene inalterata la componente prettamente divertita della pellicola, ma che lascia finalmente libera la parte più horror/sci-fi. Effetti speciali poco più che discreti, CG non troppo accattivante, ma miscela comunque esplosiva e frizzante, dove tentacolarità ancestrali spargono buffo terrore e allegra tenebra.

Stravagante, pazzo, assurdamente comico, ma ben calibrato e studiato nel suo progressivo, delirante e tutt’altro che infantile miscuglio di realtà e fantasia di cui è vittima Shin’ichi, Zebraman mostra un Miike sciolto e divertito in film forse non del tutto riuscito ma efficace e consigliato.

3 commenti:

  1. La locandina è quella di Zebraman 2, comunque concordo con gran parte del tuo articolo, bravo, mi iace come scrivi. Ti lascio il link del mio articolo su zebraman se ti va di leggerlo! Ciao.

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  2. Ciao Paolo, e grazie del commento.
    Non mi ero accorto della copertina, sistemo al più presto, grazie per le belle parole! :)

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