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Recensione: Il bosco dell'orrore

By Simone Corà | lunedì 7 novembre 2011 | 08:00

Era ora che i Butcher Brothers riuscissero a incanalare il loro concetto orrorifico, fatto di sangue, bizzarrie e deviati twist finali, in una storia che non fosse troppo legata ai cliché e a una certa inesperienza (The Hamiltons) o a un’eccessiva sicurezza di se stessi che li portasse a strafare su idee ridicole (Scherzo letale). Il bosco dell’orrore, per cui ringraziamo sempre gli ispirati titolisti italiani, coglie in pieno l’immaginario horror più puro, sbrogliando strambamente un intreccio nel quale non si riesce mai a capire pienamente che cosa provochi gli assurdi avvenimenti che piovono come grandine sui centauri protagonisti. Ne nasce un rischioso ma efficacissimo senso d’inquietudine, una costante atmosfera pregna di punti di domanda che si premia con soddisfazione nonostante una certa lentezza nella narrazione e una mancanza d’equilibrio fra le parti che compongono la pellicola.

Se dapprima sembra di avere a che fare con una storia vampirica di mestiere, gli elementi tipici in fondo ci sono tutti, le stranezze calamitano presto l’occhioa: un’assurda aurora boreale che brilla nel cielo notturno, le auto spente che si accendono a intermittenza, morti che risorgono, strani individui che appaiono sullo sfondo… E continua ancora parecchio questa serie di follie, impossibile raccontarle per rovinare la sorpresa ma è garantito il clima da incubo ricreato con l’incessante cambiare delle carte in gioco. Si viene pertanto sballottati dalla violenza furiosa delle prime iniezioni di orrore, che arrivano come rasoiate dopo il bel clima rockeggiante costruito nei venti minuti iniziali, pur con le sue banalità che tutto sommato non infastidiscono, e la confusione persiste ogni qualvolta il film muta, abbracciando ora momenti sadici ora parentesi ironiche, il tutto in una visione affascinante per ricchezza d’idee e imprevedibilità narrativa.

I Butcher Bros non hanno un controllo perfetto della narrazione, a una prima mezzora pressoché ottimale segue infatti una sessione fin troppo lunga e parlata, né scrivono con la giusta scrupolosità spezzoni e collegamenti, preferendo annunciare il perturbante piuttosto che mostrarlo di colpo (l’inutile e fastidioso prologo), e riuscendo solo in alcune occasioni ad aumentare l’inquietudine (i tizi eleganti nel bosco fanno la loro figura tenebrosa). Pur presentando uno squarcio finale di notevole salivazione orrorifica, Il bosco dell’orrore è in parte irrisolto, non sembra esserci una vera e propria motivazione che congiunga con forza le tante bizzarrie, ma si può rimanere soddisfatti da come si evolve la festa alcolica tra biker che dà inizio alla pellicola e che richiama più o meno velatamente Sons of Anarchy. Peccato per delle recitazioni che oscillano infelicemente tra il moscio e un eccessivo divismo, una più onesta via di mezzo avrebbe meglio catturato l’eccentricità notturna che anima il film.

2010, USA, colore, 88 minuti
Regia: The Butcher Brothers
Sceneggiatura: The Butcher Brothers

7 commenti:

  1. Felice che ti sia piaciuto!

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  2. Eh sì, avevi ben consigliato, quella volta! :D

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  3. a me nella sua sconclusionata commistione di cose è piaciuto molto, davvero (e grazie a Eddy, è vero, è tutta colpa sua!)

    (titolo italiano amorfo, come al solito:-)

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  4. Mi sa che lo recupero anch'io. Ciò che non mi invogliava era il titolo che sembrava quasi simil horror italiano trash anni '80. Però, dopo questa recensione, sono decisamente convinto:D

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  5. @ sartoris: già, tutta colpa di Eddy e dei suoi film strampalati che deve tornare al più presto a recensire!

    @ cinefatti: recupera, recupera :)

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  6. Avevo visto The Hamiltons e non mi aveva particolarmente impressionata.
    Però questo The Violent Kind (ma perché noi italiani dobbiamo sempre dare dei titoli assurdi ai film???) mi ispira, potrei anche cercarlo!!

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  7. A me The Hamiltons aveva fatto proprio schifo, lento, noioso, scopiazzato, stupidamente splatter. E anche Scherzo letale fa assai cagare, è addirittura peggio.

    Il bosco dell'orrore (eh sì, gran titolo italiano) invece è interessante, più che bello. E' molto curioso, ecco, e poi dura poco, una visione penso la meriti. :)

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