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Fortuna che non ci siamo persi sull’isola: Lost - stagione sei

By Simone Corà | lunedì 7 giugno 2010 | 13:30

Sarebbe divertente spoilerare tutto e subito, qui, in questa prima riga, e spifferare così l’epilogo di Lost, ma è giusto che anche i ritardatari, e in ogni caso chiunque abbia vissuto l’epopea dei sopravvissuti allo schianto del volo Oceanic su quell’isola indecifrabile, si tracanni la stagione sei e tiri le proprie conclusioni.
Quelle che seguono sono le mie, ed è meglio che non leggiate se non volete rovinarvi tutto, perché ci sono spoiler ovunque. Ma se poi, quando anche voi saprete, tornerete qui, mi farete felice.


È innegabile che Lost abbia avuto un gran peso nella rivoluzione delle serie tv, ormai prodotti unici, a se stanti, veri e propri cani sciolti dell’intrattenimento visivo tanto lontani dall’idea telefilmica di un età oggigiorno sepolta quanto da un aspetto cinematografico con cui, pur con strutture, ritmi e gestioni differenti, rivaleggiano, se non sbriciolano, in più di un’occasione.

L’intreccio innovativo, la mole di misteri che abbraccia avventura, fantascienza, horror e, nelle ultime serie, una sorta di misticismo filosofico, un buon cast farcito di protagonisti carismatici sia nel loro essere good or evil, e idee, idee a profusione che presagivano una colossale intelaiatura capace di dar risposta a quesiti sempre più affascinanti, coinvolgenti, spiazzanti.
Inutile proseguire, chi segue o ha seguito Lost conosce il meccanismo narrativo, quel diabolico congegno a puntate che in tempi televisivi propizi solo J.J. Abrams, reduce dallo scoppiettante Alias, poteva ideare, per poi lasciare nelle mani apparentemente degne di Carlton Cuse e Damon Lindelof.

Il risultato sono cinque serie che accumulano enigmi e rilasciano mozziconi di risposte, la prima delle quali entra di botto nella storia della tv e non solo. Quello che resta, però, dopo una quinta eccellente, ora che la sesta e ultima stagione è volata via assieme ai sopravvissuti, è solo disappunto, sconforto, una sensazione d’inganno che era allarme numero uno, nell’isola misteriosa, ma dal quale ci si era sempre riparati sperando che un twist, che un tocco di genio garantisse una soluzione a tutti quegli intrighi che solo ora si scopre essere privi di impalcatura.


Non ci sono risposte, non ci sono spiegazioni, Cuse e Lindelof servono al pubblico ormai impaziente, si mormora sulla base di un’idea di Abrams stesso, già decisa ai tempi della stagione uno, una conclusione indegna che si adagia su coordinate ascetiche e infelici, banalissime, scelta che forse non soddisfa nessuno, né i die-hard fan scontenti della deriva incongruente di quest’ultima stagione, né chi stava apprezzando comunque lo sbandamento giudicando Lost in un’ottica generale.

Non ci si aspettava una risoluzione del Mistero, non si voleva a tutti i costi un chiarimento semplice e lineare di cosa fosse l’isola e di quale mefistofelica congiura facesse parte, ma era lecito attendersi che, in diciassette puntate, di cui l’ultima doppia, si venisse a capo almeno di alcuni dei fittissimi intrighi che in cinque serie ci era stato suggerito fossero importanti.

Walt e i suoi superpoteri? Il mistero legato alle donne incinta e ai parti? I viaggi nel tempo? Aaron? E soprattutto, gli orsi polari? Boh.

Si scopre con un certo disgusto che le prime serie altro non sono che un volgare escamotage per stuzzicare, attirare, sedurre: si basano sul vuoto, sull’improvvisazione, perché è questo, di fatto, il motore che ha sempre mosso l’isola.
Cuse e Lindelof, perduto ormai TOTALMENTE il controllo della bestia, non tentano nemmeno di collegare le tonnellate di arcani, preferiscono far rimbalzare i protagonisti da una parte all’altra (prima vogliono scappare su un aereo, poi su una barca, poi su un sottomarino, senza che ci sia mai un vero motivo, mai un vero perché che li spinga a cambiare mezzo), far compiere loro azioni prive di senso (tutti vedono i morti come se ormai fosse naturale conversare con gli spiriti, o emblematico il momento in cui Locke dice di voler distruggere l’isola – perché mai?), farli apparire quando è necessaria la loro presenza (Withmore che arriva-non-si-sa-come sull’isola, Richard che non-si-sa-a-cosa-diavolo-serva) e farli poi scomparire quando è chiaro che non hanno alcun ruolo nel manifesto complessivo (i Kwon che muoiono insieme senza mai pensare alla figlioletta che rimarrà orfana, Sayid che scappa con la bomba quando, che ne so, poteva lanciarla, tanto il risultato era lo stesso).


La trama, eresia immonda chiamarla ancora così, avanza per falle logiche impressionanti, così grandi che se si prova a mettere di seguito tutto ciò che è avvenuto in queste sei stagioni, senza fastidiose pause temporali nel mezzo, si scoprirà, e neanche troppo sorprendendosi, che sono più le incongruenze che i tentativi di contenimento di un soggetto semplicemente assurdo, insensato, contraddittorio.
Non ci sono nessi, motivazioni, coerenze, tutto è scritto (male) pur di arrivare a un epilogo infantile (la luce e il tappo che chiude l’oscurità, madonna, ma dove siamo finiti?) che più che altro infastidisce perché lontano chilometri dai territori fantascientifici in cui era scivolata la serie, e soprattutto perché finale di comodo, il più semplice in cui sviare per sgravarsi dalla responsabilità di tutto ciò che si era costruito senza un vero e proprio progetto in mente.

Resta quindi una certa commozione per le tragiche dipartite e per un doppio episodio finale che punta moltissimo sull’affetto che è stato naturale provare per tanti personaggi così interessanti (Charlie, Hugo, Desmond, Sawyer), e altrettanto naturale è il dispiacere nel ricordare gli splendidi contesti delle prime stagioni e sentirli lontani, provare quel senso di mancanza che una serie di per sé scorretta come Lost non dovrebbe affatto offrire.

E su quegli archi impazziti e tenebrosi con cui Michael Giacchino ha costruito una tra le più belle OST di ogni tempi, inquietante, sofferta, angosciosa, saluto l’isola una volta per tutte, sperando che qualcuno non la resusciti per spin-off, film e robaccia simile.

13 commenti:

  1. d'accordo con te su tutto. Grande grande delusione:(

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  2. Direi che siamo abbastanza in sintonia, anche se io non salverei molto nemmeno della quinta stagione.

    Per certi aspetti ho avuto la sensazione che, tra i possibili finali che Cuse e Lindelof si saranno prospettati, abbiano scelto quello più "popular" e meno "lostiano".

    Di certo personalmente non ci sono rimasto male tanto per i misteri insoluti, quanto per la sensazione di presa per i fondelli di tutta una sesta stagione molto "unfair", usata solo per far gabbare gli spettatori e mantenerli sulla corda per forza fino agli ultimi cinque minuti, in un finale da deus ex-machina della peggior fattura che si potesse immaginare.

    Resta comunque il fatto che il finale non può invalidare in toto una serie che ha innovato moltissimo. Certo che però una macchietta ce l'ha messa...

    Ne ho scritto parecchio anche sul mio blog, se hai voglia di dargli un'occhiata. ;-)

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  3. Dopo uno iato di qualche anno mi sono rimesso a vederlo; ora sono alla fine della quarta stagione.

    Mi ero bloccato verso la fine della stagione tre per accumulo di stanchezza nei confronti delle "cose a caso" tipicamente lostiane (viaggio nel tempo, mostri di fumo, fantasmi, collegamenti improbabili, io sono tuo padre, ecc.).

    Ho ripreso perché la quarta stagione mi è stata promessa come "più strutturata" e in effetti è in parte vero, sembra che gli sceneggiatori abbiano fatto un po' di compiti a casa e per lo meno c'è un'idea di una storia che non sia solo un "procediamo mettendo elementi d'effetto a caso, e poi qualcosa in mente ci verrà".

    A questo punto vinta l'inerzia credo che me lo guarderò tutto fino alla fine. Tornerò a commentare a fine visione, schivando nel frattempo ogni spoiler.

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  4. Il tappo! Il tappo! Hai rimesso il tappo alla luce magica?!!?!
    Ammettiamolo, quel tampax degli dei è un'idea spettacolare!

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  5. Ciao!

    Ma non sarà che Lost è semplicemente un enorme contenitore vuoto - pressoché perfetto, perché è riuscito a portarci fino alla fine della visione comunque... quanti altri contenitori vuoti conosci in grado di fare una cosa del genere? Lost è la teoria della truffa allo spettatore fatta serie tv. E tutto sommato, il finale è poi solo un mantenere questa direzione: un ulteriore colpo di scena sì, che sarebbe stato una delusione. Perché, con tutta la fuffa che hanno buttato per aria in sei anni, non c'era modo di far quadrare i conti. Proprio non esisteva. E quasi non c'era neanche modo di dare un vero finale: quindi l'aldilà n anni avanti appiccicato al finale farlocco della luce e dei nuovi Jacob... è una trovata efficace. Magari può infastidire, ma funziona. Personalmente non ho niente da rimproverare agli autori.

    Un saluto!
    Fulvio

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  6. Forse siamo noi che ci aspettiamo troppo,che carichiamo di aspettative alte.Del resto dopo una prima stagione scoppiettante già ero rimasto perplesso già alla seconda,con tutti i cambi improvvisi di sceneggiatura,tutti gli inconvenienti che la produzione aveva incontrato e che si riverberavano sulla storia.Mi vedrò la sesta stagione con interesse sapendo comunque che sarà diversa da quella che avrei voluto.
    Del resto non è sempre così con ognuno di noi che si costruisce mentalmente il "proprio "desiderato finale?

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  7. Mi ero dimenticato di firmarmi.
    Ciao Nick

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  8. @ Marziano: sì, la sensazione di presa in giro affiora bene o male subito in questa sesta serie, poi arriva il The End e bum!

    Sì, seguo il tuo blog da un po', ho letto il tuo sguardo alieno su Lost di nascosto ché sono un timidone. :-p

    @ Luigi: io sono rimasto mediamente soddisfatto da tutte le stagioni, tolta quest'ultima. Nella quarta e nella quinta sono arrivate molte risposte e sembrava ci fosse davvero un senso, sotto sotto, quindi non mi ha mai frustrato più di tanto il continuo inserimento di nuovi misteri.
    Piuttosto i dialoghi, quello sì, che sviano dalle risposte con trucchetti idioti e falsi.

    Poi torno e continuo. :)

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  9. Mi manca l'ultimo (doppio) episodio. Poi ripasso con piacere!

    ;)

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  10. @ Matteo: vista in questi termini, sì, è un'idea splendida, avercene di così brillanti... XD

    @ Fulvio: non so, sai, io, da bravo bambinone, continuo a essere convito che sotto sotto, sotto sotto, ci fossero collegamenti, ci fossero intelaiature, che non tutto fosse così-a-caso come invece abbiamo visto poi.

    Il doppio episodio finale in sé è piaciuto anche a me, per la sua drammaticità, per il suo lasciare strade e interpretazioni aperte, però no, non riesco proprio a trovarlo efficace.

    C'erano possibilità per tirare tutti i fili, e quando Withmore porta Desmond sull'isola sembrava veramente che si stessero per sciogliere nodi a volontà, e invece no, incongruenze a volontà e personaggi che vagano senza senso per 15 puntate.

    C'era tutto il tempo e tutto lo spazio per provare a fare qualcosa, la scelta del finale di comodo, del più facile e banale, no, non mi va giù. :)

    E gli altri che non hanno ancora finito, finite al più presto! :-D

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  11. Io penso che quando hai deragliato per cinque stagioni, alla sesta tutto quello che puoi fare è provare a tirare i remi in barca. Molto meglio questo finale di una spiegazione priva di pathos.

    Però... però... forse hai ragione. La strada più facile l'hanno presa facendo della sesta stagione una sequela di rimbalzi di qua e di là, che un po' svilivano anche le psicologie dei personaggi. Sembra che gli interessasse il finale, ma non come arrivarci, piuttosto gli interessava continuare a tenere agganciati con tutti i mezzi possibili, anche i più idioti. Vabbè, pari patta. :)

    Scusa la villania di commentare senza presentarmi, c'era una netiquette blogghesca da rispettare? :)

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  12. Grande spreco non c'è nient'altro da dire, ma anche grande truffa, visto che il "perchè" e il "cosa" fosse l'isola era stato già azzeccato dai fan, già dai tempi della prima serie (e seccamente smentito dalla cricca, con un "non ci siete andati neanche vicini").

    Piccola domanda\proposta : qualcuno crei una petizione su petitiononline.com, dove nella quale si "invita" a non far lavorare più Abrahms, Lindelof e Lieber?

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  13. Quoto ogni singola parola di Norys, perché, verissimo, durante la prima stagione quest'idea del limbo/paradiso per il finale era la più "gettonata" tra i fan e allo stesso tempo la più risibile, banale...

    @ Fulvio: tranquillo, nessuna formalità blogghista da rispettare. :)
    Grazie invece per i commenti, preziosi e interessanti. :)

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