La tomba

By Simone Corà | martedì 23 febbraio 2010 | 08:00

2004, Italia, colore, 100 minuti
Regia: David Hunt (Bruno Mattei)
Sceneggiatura: Barbara di Girolamo

Messico, 4 a.C: una sanguinaria tribù Maya è nel bel mezzo di un rito sacrificale, necessario a risvegliare una potente divinità vendicatrice, ma proprio quando la cerimonia si avvicina alla conclusione, i soldati del re irrompono nel tempio, uccidendo tutti. Solo il Gran Sacerdote si salva, facendosi estirpare gli occhi secondo un rituale magico che lo fa cadere in un sonno millenario.
Messico, oggi: un gruppo di studenti di archeologia esplorano le foreste del Centro America guidati da una strana medium, che li conduce a un tempio sconosciuto, lo stesso tempio dove il Gran Sacerdote attende di essere ridestato da duemila anni.

Bruno Mattei è leggenda, e volenti o nolenti (più la seconda, comunque), il cinema italiano passa anche attraverso l’immortale figura di questo tenace, coriaceo, prolifico regista che, in quarant’anni di onesta carriera all’insegna di ogni genere possibile (ben 55 film nel curriculum, dall’horror al soft-porn, passando per la commedia e il poliziottesco con una disinvoltura che solo i grandi possono avere), non ne ha mai indovinata una.

La tomba è attualmente il suo testamento horror tricolore, terz’ultima pellicola di genere girata prima della morte ma ultima giunta in Italia (ahimè ancora solo edizioni import per i due film zombeschi che ci ha lasciato in eredità), e come per ogni suo lavoro è un ottimo, se non eccellente, compendio di tutte le (dis)abilità artistiche del re dei trash movie.

A partire da una resa estetica che dona alla pellicola un’atmosfera tipica dei film porno (ambiente, tra l’altro, da cui proviene una delle attrici), passando per i saccheggi impropri di sequenze provenienti da L’armata delle tenebre, La mummia e addirittura un suo stesso cult passato, Rats, La tomba è un film realizzato con budget inesistente, girato tra il Messico e le Filippine con vane speranze di dare al tutto quel necessario alone di selvaggio e misterioso, e recitato da un cast ibernato, formato da attori probabilmente raccattati per strada.

È davvero impossibile salvare qualcosa in quello che può essere definito il capolavoro definitivo di Mattei, che qui si firma con uno fra i tanti pseudonimi anglofobi usati nella sua carriera: una sceneggiatura imbarazzante, stracolma di strafalcioni, incongruenze e contraddizioni, infarcita di dialoghi disumani e caratterizzazioni inspiegabili, è asse portante di 100 minuti privi di logica, dove un sacerdote maya, che prega divinità inventate per l’occasione, viene tumulato per motivi che si possono soltanto supporre, e che risorge duemila anni dopo trucidando assurdamente i poveri studenti archeologici, per poi infine morire inciampando in una crepa sul pavimento e cadere in una pozza di lava.

E vogliamo parlare del branco di protagonisti, manichini privi di emozioni che non si aiutano quando sono in pericolo di morte, si fanno scherzi ridicoli all’interno di tombe millenarie, non piangono né si preoccupano quando inizia il body-count e combattono a suon di arti marziali con sacerdotesse mostruose? Esilarante, esilarante oltre ogni limite.

Piazziamo poi il tutto in un tempio costruito in cartone, illuminato incomprensibilmente a giorno come se ci fossero potentissimi riflettori a far luce, con scheletri che cadono dal soffitto (!) e indefinibili facce di gomma appese alle pareti (!!), ferite che non sanguinano e gigantesche macchine fotografiche DI PLASTICA e avremo così il quadro di un film che sembra impossibile possa esistere, eppure è qui, addirittura in dvd, e noi non possiamo che esserne grati.

La tomba è l’ennesimo capolavoro a firma dell’unica persona che, forse, mai avrebbe dovuto impugnare la cinepresa. Invece l’ha fatto, e ci ha regalato queste perle eterne, meravigliosi scrigni che contengono tesori di comicità involontaria che tutti dovrebbero venerare.

Grazie, Bruno, ti stimiamo e non potremmo mai dimenticarti.

10 commenti:

  1. Ricorda: non è mai troppo tardi per avvicinarsi ai Capolavori del Maestro.

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  2. Azz! devo assolutamente dargli un'occhiata!

    Crescizz

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  3. Non solo hai inventato che è uno dei suoi ultimi film, ma non hai neanche citato il finale epocale. Sei proprio un maiale-recensore, il traduttore anonimo aveva ragione.

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  4. @ Jacopo: non ho detto che è uno dei suoi ultimi film, ma uno dei suoi ultimi film di genere (mi sembra abbia fatto commedie e altre robacce dopo, prima di arrivare agli ultimi due zombeschi).

    Compra gli occhiali o sostituisci l'occhio cieco con uno uno bionico! XD

    E per il finale, insomma, dài, tutto il film è epocale!

    @ Crescizz: fallo!!!

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  5. Questo mi manca, ma credo che valga la pena di recuperarlo.
    Il Maestro mi ha già regalato dei momenti così *belli* che vado sul sicuro...

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  6. Ed Wood al confronto è un dilettante.

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  7. La tua recensione è... invitante.

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  8. Ok, recuperato: è finalmente giunto il momento di avvicinarmi, molto rispettosamente e con un certo timore reverenziale, all'opera del Maestro.

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  9. Bravo.
    Ma fai attenzione.
    Mattei provoca assuefazione.

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