Lunaris

By Simone Corà | lunedì 6 luglio 2009 | 12:49

di D.E. Lycas
158 pagine
2009
Todaro Editore
14,00 €

Lunaris è il diaro di Lika, un giovane copywriter che, dopo un incontro amoroso, si accorge di subire delle mutazioni durante i periodi di luna piena. Una serie di omicidi e il timore di esserne l’incolpevole autore, insieme all’angoscia per il proprio destino e all’amicizia con Luce, una ragazzina dark, lo accompagneranno nella sua ricerca della verità.

In una realtà letteralcinematografica dominata da succhisangue di ogni tipo, forma, lunghezza di canini e misura di seno possibile, certi cuginetti delle cultura horror primigena attendono, in silenzio, o al massimo ululando alla luna, che arrivi il loro momento per conquistare, di morso in morso, librerie e videoteche.

Lunaris, il romanzo d’esordio di D.E. Lycas, com’è facilmente intuibile da nome d’arte, titolo e, se non fosse sufficiente, anche dal sottotitolo (Dal diaro di un licantropo), parla di lupi mannari, e anche se lo fa ricorrendo a temi e figure molto cari all’universo vampirico di questi ultimi anni (il tormento per essere diversi, le ragazzine emo-dark, l’amore verso colui/colei che ha dato il Primo morso, l’uso di nomi “ad effetto” un po’ ridicoli – Lika, Zoe), abbiamo a che fare con una lettura piuttosto gradevole.

Molto devoto alla filosofia narrativa di Chiara Palazzolo, lo stile di Lycas espone i vari pensieri, crucci e paranoie del giovane protagonista attraverso una narrazione in prima persona al presente (salvo alcune parantesi collocate nel passato), strutturata su frasi brevi, spezzate, che non può non richiamare le tribolazioni adolescenziali di Mirta/Luna e della saga dei Sopramorti.

L’omaggio/influenza non è sempre omogeneo e, in certi punti, la sovrabbondanza di punti e il ritmo a singhiozzo prendono eccessivamente il sopravvento senza che ci sia un’impalcatura adeguata a sorreggerli, ma, nel complesso, la lettura è piacevole, anche per mezzo di una buona gestione lessicale, e nonostante qualche momento pesante da digerire (collocati più che altro nella prima parte, quando i deliri di Lika si fanno evanescenti e impenetrabili), le 150 pagine del romanzo si divorano relativamente in fretta.

La trama è un insieme di appunti di viaggio, riflessioni personali, studi sulla lincatropia e dintorni, ricordi di un passato normale che riaffiorano e amori vecchi e nuovi, elementi accennati qua e là senza apparente soluzione di continuità, ma che vengono poi ripresi man mano che prosegue la narrazione, intrecciati l’un l’altro e, tolti alcuni istanti che restano isolati (alcune parentesi relative al passato di Lika, non propriamente necessarie all’opera complessiva), incastrati in un mosaico non troppo complesso ma di buona fattura.

Si poteva fare di più, aggiungendo maggior carne al fuoco e curiosità per quanto riguarda la lotta millenaria tra le razze, e togliendo certe lungaggini iniziali per equilibrare il tutto: ne sarebbe nata una storia più lunga, completa, equilibrata e interessante. Sicuramente, più attenzione nella creazione di una trama più corposa, che lasciasse meno in disparte i guerrieri berseker, avrebbe solleticato gli occhi mai sazi dei lettori. Ma, tutto sommato, l’idea generale ha un suo perché, un inizio e una fine ben chiari, e il risultato complessivo è più che sufficiente.

Piace la struttura non lineare, che mostra come l’autore abbia idee precise circa l’ossatura generale dell’opera. Lunaris lo si apprezza infatti soprattutto nella seconda metà, quando certi innesti folkloristici, dopo aver iniziato a scombussolare la vita di Lika, prendono il sopravvento in una discreta conclusione, adrenalinica ed effervescente.

Interessanti poi alcuni incisi umoristici (la zia, il Becco), piacevoli momenti d’intrattenimento anche se forse non sempre a fuoco.

Malgrado alcune derivazioni e ingenuità, Lunaris, a livello stilistico e strutturale, riesce a distinguersi dalla media generale dei parti dell’editoria underground. È un prodotto discreto, che gioca un po’ troppo con certi cliché narrativi per avere quel quid in più che lo illumini, ma che nel complesso si legge più che volentieri.

Buona anche la cura dell’opera a livello di impaginazione e attenzione grammaticale. Manca giusto il rientro del testo, fattore alquanto strano vista l’accuratezza generale. 14 euro, però, è un prezzo un tantino elevato per 150 pagine.

6 commenti:

  1. Per fortuna lo stile di Lunaris mi sembra molto più curato rispetto a quello della Palazzolo!
    Per il resto concordo con ciò che scrivi (la mia recensione è molto simile alla tua).
    In compenso mi ha contattato l'autore per dirmi che ci sarà un seguito. Da qui le poche risposte di questo primo volume (che comunque doveva essere più corposo, a prescindere dal seguito!)

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  2. La Palazzolo, lo sai, non puoi toccarmela, e qui penso proprio che non andremo mai d'accordo. :)

    Per il resto, sì, avevo letto la tua rece a suo tempo, e i tuoi punti dubbiosi sono gli stessi che ho avuto io.

    Ciò nonostante, Lunaris si legge abbastanza bene e in fretta, e lo si può considerare un esordio più che sufficiente. :)

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  3. Allora lo prendo subito... adoro la Palazzolo! :)
    Marian

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  4. Certe atmosfere si avvicinano molto, quindi penso che potrà piacerti. :)

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  5. Ma cosa vuoi tu!
    Sciò, pussa via!

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