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Scar Symmetry - Holographic Universe

By Simone Corà | lunedì 8 settembre 2008 | 17:12

In un universo di borchie e giubbotti in pelle sempre più patinati e finti, la proposta degli Scar Symmetry rischia di finire risucchiata nel maelstrom di gruppi meteora votati alla filosofia del ritornello trendy e dell’alpinismo di classifica. Non che il combo svedese, ormai al terzo album, non sia un gruppo catchy o dalla facile tentazione della melodia commerciale, ma è giusto distinguere commercialità e commercialità.

Il death metal melodico degli Scar Symmetry, infatti, pur restando furbescamente ancorato a certi dettami moderni che hanno innalzato e ucciso più di una moda (il dualismo voce pulita/growls, la struttura basata su strofe tirate e rallentamenti melodici all’altezza del ritornello), si presenta però tremendamente accattivante per la cura con cui è stato creato e per certi particolari a cui non si può negare un approfondimento.

Mid tempos dominati da riff compressi e frenetici danno vita a brani eleganti e compatti, agevolati da un ottimo, seppur marginale, uso di tastiere vagamente elettroniche, e soprattutto da una spaventosa ricerca melodica. Anche se meno complesse e più lineari che in passato, le canzoni sono sempre arricchite da un gusto solistico ineccepibile e riscontranbile, appunto, in tonnellate di assoli (almeno un paio in ogni brano) dal piacevolissimo retrogusto prog.

Certo, oggi gli Scar Symmetry hanno perso quell’irruenza e quella spigolosità prettamente estrema che aveva brillato nei due precedenti album (una canzone come Ghost Prototype I non avrebbe mai trovato posto in un disco comunque simile come Pitch. Black. Progress), ma la componente death (che continua a essere fondamentale per la band, sia chiaro, basti pensare alla title track o a The Missing Coordinates) vomita ora una ferocia più controllata e raffinata.

E forse adesso si incastra con più gusto con delle linee vocali pulite che richiamano un certo prog post 2000, nel loro insunuarsi con eleganza tra growls profondi e stacchi forsennati. Vocals pulite che esplodono in refrain spettacolari (Morphogenesis, Artificial Sun Progress, Prism and Gate e soprattutto la meravigliosa Ghost Prototype II, probabilmente la loro miglior canzone di sempre), facili da memorizzare e impossibili da dimenticare, ma non per questo sempliciotti o banali. La loro costruzione e un intelligente gioco tra voci pulite ed estreme mostrano infatti un’attenzione maniacale nella scelta di ogni nota (l’hammond che appare quasi timidamente in Ghost Prototype II e i controcanti nella medesima canzone).

Dodici canzoni e non un solo filler a disturbare l’ascolto, anche se una certa critica sembra avere parecchio da ridire sulla linea evolutiva degli Scar Symmetry, sul fatto che siano un gruppo tutto fumo e niente arrosto, che il death metal non può avere i ritornelli e blablabla. Ma in fondo chi se ne frega, il blog è mio.

Tra gli highlight del 2008. I metallari puzzoni che girano da queste parti devono ascoltarlo.

Tracklist:
1. Morphogenesis
2. Timewave Zero
3. Quantumleaper
4. Artificial Sun Progress
5. The Missing Coordinates
6. Ghost Prototype I (Measurement of Tohugh)
7. Fear Catalyst
8. Trapezoid
9. Prism and Gate
10. Holographic Univers
11. The Three Dimensional Shadow
12. Ghost Prototype II (Deus ex Machina)

(57:29)

2 commenti:

  1. Reperito proprio dopo la lettura di questo post. Mi sembra un album fantastico!

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