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Life After Beth (2014)

By Simone Corà | venerdì 19 dicembre 2014 | 00:05

Lui ama lei. Lei muore e risorge. Lui forse cambia idea. Piccoli problemi di cuore zombie.                  



Pare essere inesauribile questo filone zombesco che, pur non avendo più niente da offrire da molto tempo, continua qua e là a sfornare titoloni pieni di inventiva, riletture originali o pure freschezze su cui era difficile scommettere: perle come i profondissimi The Battery e In the Flesh, ma anche il grezzo divertimento di uno Z Nation o la narrazione videoludica impeccabile del The Walking Dead dei Telltale, sono iniezioni di puro positivismo ed eccitazione che mostrano come sia sempre necessario essere aperti e soprattutto mai, mai stanchi del genere. 
Anche Life after Beth parte da intenzioni già sviluppate altrove, ma Jeff Baena non se ne preoccupa e spara molti proiettili validi incurante di poter apparire, considerando anche il suo essere all’esordio, solo come un altro film sugli zombie. Ancora più delicato è il suo sbilanciamento comico che, dopo Shaun of the Dead, ha contaminato brutalmente qualsiasi mezzo: Baena è però bello sicuro e crea un equilibrio non così facile, scrive e dirige un film che è commedia horror molto più di tanti colleghi che sventolano inutili bandiere ironiche su sciocchi strati di soprannaturale.
Life after Beth ha piedi ben saldi nell’umorismo sofisticato, lo stampo in fondo è quello ebreo e le atmosfere eleganti ne fanno abbastanza palesemente film indie di tendenza, eppure la marca horror è presente non solo come tiepido mezzo per generare equivoci e battute, ne rinsalda bensì la struttura, rendendolo presto un film che rimane simile a molti altri ma che sfoggia con certa forza una precisa personalità.

Con un ritmo molto elevato e un montaggio violento, cosa parecchio atipica per un prodotto del genere ed evidenza immediata di una natura insolita, Life after Beth deve molto del suo fascino a una coppia di attori in perfetta sintonia: da una parte uno stralunato e triste Dane DeHaan, dall’altra il tono arrabbiato e delizioso di Aubrey Plaza, sono volti ideali che ben trasmettono le intenzioni e paiono molto naturali nel non affogare nel fiume di dialoghi. L’ironia è colta e non proprio tempestiva, o meglio, è un film in cui non si ride molto ma dove si mantiene un sorriso costante per la brillantezza degli scambi, e questa è una qualità di gran valore perché lo sostiene molto bene quando Baena si sposta dai terreni più comodi e si avventura in momenti anche abbastanza viscerali e sanguinolenti (la degradazione fisica di lei, il progressivo peggiorarsi della situazione cittadina, le mutilazioni varie): la gente spara, dell’altra gente muore, alcuni muoiono male, l’umorismo tiene botta ma quando serve lascia spazio a una maggior serietà, è lì che un discreto realismo prende piede e dà vera sostanza al film.



In realtà Life after Beth, come vorrebbe la tradizione cinematografica dello zombie, prende questo ormai abusato archetipo per parlare d’altro, se ne serve per un disegno generale della superficialità con cui gran parte della generazione giovanile odierna vive l’amore e, nel dettaglio, sottolinea la trascuratezza maschile nei confronti femminili: in punto preciso del film è chiaro come Zach voglia lasciare Beth, ma il non esserne in grado, il sentirsi anche in colpa e la difficoltà nel dirglielo più per egoismo che per reale interesse trasforma lei in un mostro isterico che pare in balia di costanti oscillazioni ormonali, capace solo di gridare e di incazzarsi senza motivo.
È il modo in cui l’uomo vede la donna di questi tempi di merda, la lettura è schietta e crudele e non perde la sua potenza spiacevole nonostante il tocco leggero che può darne un personaggio sì ventenne ma con una virgola di maturità ben più salda rispetto ai suoi coetanei. 
Ma seppur sottile e intelligente Baena si inchina spesso, soprattutto nell’ultima parte, a svolte forse non così importanti e vitali per sorreggere la metafora, il film si sfalda pur di tenere insieme una fotografia che era comunque già limpida e molto forte, e si rimane un po’ male per la fretta di concludere o forse per la brutalità dell’insieme, è qualcosa di molto amaro e cattivo pur scintillando in un happy ending da cartolina, tipico della commedia. Credo più che altro che Baena potesse raggiungere lo stesso risultato senza danneggiare il gran crescendo apocalittico, tutto infatti si smorza e si spegne in così poco tempo che forse non si ha il reale tempo di riflessione su quello che sta accadendo. Ciò non toglie che si tratti di ottima esperienza e di validissimo timbro in un cartellino che spero di veder esibito molte altre volte ancora.

8 commenti:

  1. mi hai convinto...parto alla ricerca!

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    1. Bello essere sempre pusher e compratori a vicenda :)

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  2. ritmo elevato?
    io l'ho trovato parecchio sonnacchioso e ben poco divertente.
    un film zombie, insomma :)

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    1. Invece per me è bello pimpante, succedono molte cose e le situazioni si avvicendano con una buona velocità. E poi i dialoghi sono parecchio brillanti, non fanno mai realmente scoppiare a ridere ma creano una bella atmosfera simpatica :)

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  3. ah ah, ne parlo oggi pure io.
    A me non è affatto dispiaciuto, alcune cose erano davvero divertenti.

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    1. Coincidenze dell'internet.
      Concordo con quello che scrivi, è un film molto piacevole, leggero ma intelligente, simile a molti altri ma forse con quel qualcosa in più. :)

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  4. Come al solito, parto da una fondamentale base d'ignoranza, non sapevo neppure che esistesse questo film. Segno (assieme ad altri 3000 che mai avrò il tempo di vedere T___T)!

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    1. Già, è quello il problema, poi ti segni titoli che spaccano ma che finiscono in fondo alla lista e te ne dimentichi :)

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