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Era una chiesa buia e tempestosa: The Borderlands (2013)

By Simone Corà | martedì 6 maggio 2014 | 08:00


UK, 91 minuti
Regia: Elliot Goldner
Sceneggiatura: Elliot Goldner

Non è facile parlare ancora di mockumentary, il genere è imploso molto tempo fa ma continua a vegetare partorendo cumuli di prodotti ignobili che nessuno dovrebbe vedere: certo, credo che al cinema faccia sempre meglio un Paranormal Activity qualsiasi che un J.J. Abrams, ma è diventato anche difficile capire perché un autore voglia quasi imporsi dei limiti e faccia un film con questa tecnica. Realizzare un mockumentary sembra facile, ma in realtà servono spiegazioni, realismo e sospensione all’incredulità, bisogna essere in grado di motivare e di creare un contesto credibile, espressioni però che raramente un regista alle prime armi sa esprimere  e al al giorno d’oggi, con i rifornimenti di spaventi sinceri e giusta inquietudine esauriti, è di sicuro più arduo far paura. Ma non è che non si possa far evolvere il genere. Eduardo Sanchez, con Seventh Moon e Lovely Molly, l’ha da tempo abbandonato: avrebbe potuto fare una saga con The Blair Witch Project alla stregua di un Oren Pali e del suo Paranormal Activity, e invece no, ha per fortuna l’intelligenza di sfruttare certe tecniche (la camera mobile e instabile, il senso di confusione per accrescere l’ansia, il crescendo) per offrire quello che un mockumentary prima di tutto dovrebbe garantire, ovvero un orrore genuino e ancestrale. O pensiamo, non so, allo splendido lavoro di Sebastian Cordero con Europa Report, che con la scusa delle camere di bordo ghiacciava la scena con inquadrature e simmetrie kubrickiane, provando strade nuove a una messa in scena che, sì, da queste parti continua a piacere a costo però di una buona struttura e di una saldatura altrettanto scrupolosa. Perché se dal punto di vista visivo si vuol rimanere fedeli alla tradizione, è sul piano narrativo che bisogna lavorare – chiaro però che, con film che puntano tutto sullo spavento facile e meccanico, a cosa dovrebbe mai servire costruire una storia e dei personaggi?

Elliot Goldner dev’essersi posto questa domanda, e infatti il suo The Borderlands, piccolissimo esordio con tre attori e due location, vive principalmente di una narrazione chiara e solida, fatta di personaggi modellati sapientemente e dialoghi ben scritti che danno la giusta credibilità alla situazione inscenata. E non era cosa facile, dato che parliamo di un team di preti-scienziati incaricati di avvalorare il verificarsi di un miracolo in un’antica chiesa della brughiera inglese – il rischio di uscirne con una cafonata religiosa piena di caproni e stelle a cinque punte era elevatissima. Protagonisti come il ferreo Deacon o il simpatico Grey sono esempi di ottima, ottima scrittura, perché figure dotate di una tridimensionalità che emerge piano attraverso battute, riflessioni, scambi di vedute e litigi, sono uomini con cui è facile empatizzare perché hanno quel carisma umano che dà vita alla quotidianità che ci circonda. Sono elementi fondamentali, preziosissimi, in questa storia semplice e lineare dove ogni tassello è distribuito con quel mestiere che non rende però il film meno interessante, bensì ne esalta la scrittura: Goldner usufruisce di poche cose e pochi mezzi per mettere in piedi una trama che funziona perfettamente tra presenze demoniache, suicidi inspiegabili, vecchi grimori, culti pagani e sotterranei lovecraftiani. Insomma, c’è roba vecchia ma buona, e Goldner sa come dosarla, lo sa fare così bene che in fondo gli si possono perdonare alcune ingenuità legate anche al budget misero a disposizione, che alla fine nulla tolgono all’esperienza complessiva.

Il resto, ovviamente, è la confezione tipica di un bel mockumentary, fatto di inquadrature traballanti, squarci notturni e lunghi silenzi interrotti da suoni stridenti o fugaci apparizioni, almeno un paio di balzi terremotanti sulla sedia, il crescendo di ansia, urla e confusione man mano che l’orrore acquisisce solidità, e la parte finale che diventa presto insostenibile. Niente che non si sia già visto in decine di prodotti simili, sono strategie dell'orrore che hanno saputo farsi apprezzare fino a far traboccare il buon gusto perché mal giostrate, scopiazzate, gestite alla cazzo da registi che tentano stupidamente il colpaccio inseguendo le mode, ma che quando sono scritte e dirette con gusto, come sa fare Goldner, io non posso fare a meno di sentirmi perso tra corridoi interminabili, suoni che distruggono i timpani, atmosfere che azzerano il respiro e un'ansia per me agghiacciante che solo i migliori mockumentary, attraverso tecniche subdole ma cazzo, quando funzionano sono irraggiungibili, riescono a evocare. Si può aggiungere anche un’interessante ricerca della soggettiva, molte riprese si concentrano su particolari inutili ma utili a creare normalità, è qualcosa però che appare solo saltuariamente e poteva essere spremuta meglio per dare un taglio registico più personale e magari anche un differente approccio ai momenti più inquietanti. 

Rimane allora da chiedersi perché Goldner, che mostra di saper adoperare la penna e gestire ritmo e attori, debba in qualche modo abbassarsi a girare un documentario fake, che ovviamente deve a sua volta piegarsi a scappatoie indispensabili o inevitabilmente prive di risposta: i nostri devono entrare nella chiesa di notte perché fa più paura, hanno tonnellate di macchinari per documentare ogni secondo e poi non guardano o controllano nessuna registrazione video, non si sa chi abbia trovato il materiale, come e perché l’abbia montato, e via così. C’erano quindi potenzialità per farne semplicemente un buon film horror, eventualità che di sicuro l’avrebbe risparmiato da critiche e pregiudizi ai quali il cinema del terrore oggigiorno non può più sottrarsi, ma che un film come The Borderlands, così genuino, piacevole e ben fatto, non si merita. E infatti, per il momento io mi accontento. Non so voi.

12 commenti:

  1. Non en sapevo nulla, credo che lo recupererò, anche se è difficile per me accontentarmi :)

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    1. Eh, ma in realtà nessuno si accontenta, manco io ;-)

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  2. Bene a sapersi, ottima segnalazione.

    Una volta ogni tanto... :)

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    1. Le mie sono sempre ottime, sei tu che non apprezzi :-p

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  3. Gnapossofà...sono reduce da un Devil's Due pietoso.
    Abbbasso i mockumentary!

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    1. Eh, però, al di là di preferenze e gusti (a me i found footage piacciono ancora), ci sono film di questo genere che sono ben fatti e che nulla hanno da invidiare a un film horror vero, se così vogliamo chiamarli. :-)

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  4. Bene, segno anche questo, non fa mai male :)

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    1. Brava, per una volta che c'è un buon found footage vale la pena vederlo. :)

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  5. Mah. Visto ieri sera, non mi ha convinto per niente. Anzi, ti dirò: finale a parte, claustrofobico e decisamente bizzarro e ispirato, il resto mi ha annoiato. La storia del finto documentario non sta in piedi (come dici tu, non si sa chi abbia trovato il materiale e, soprattutto, come abbia fatto a trovarlo), troppi momenti da "salto sulla poltrona" annunciati, troppe cose buttate lì così, giusto per (la pecora arsa viva? Perché?). Per non parlare dell'esorcista ultraottantenne che, interpellato a notte fonda, il mattino dopo è già arrivato (in elicottero!) e parla solo a frasi fatte.
    Bene invece la caratterizzazione dei due personaggi principali, ma secondo me non basta a tenere in piedi il resto.
    Intendiamoci, molto meglio di tanta monnezza mockumentariana eh, ma insomma, mi aspettavo di più.

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    1. Ehilà!
      Mah, in genere con i mockumentary bisogna soprassedere su vari aspetti legati al realismo, non si dovrebbe perché il genere "cerca" proprio quello però con film come questo, che sono validi, si vede che sono pensati e scritti con certo criterio, io chiudo volentieri un occhio di fronte a mancanze che in fondo ci sono in quasi tutti i prodotti simili.
      Poi, da quanto ricordo, la caratterizzazione dei due personaggi era molto valida e a me tanto bastava, è raro trovarne di così buoni in un mockumentary. :)

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  6. Chissà perché quando voglio leggere una recensione italiana di qualche bizzarro horror di periferia passo di qui e ci azzecco sempre ;)

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    1. L'horror di periferia è il mio piatto preferito :-D

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