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Don't panic! La recensione di Sherlock - stagione tre (2014)

By Simone Corà | giovedì 23 gennaio 2014 | 08:00


UK, 3 episodi, 90 minuti cad.
Creato da: Steven Moffat, Mark Gatiss

Neanche il tempo di smettere di lamentarsi del suo strano e sciupato lavoro su Doctor Who, che Steven Moffat ritorna a inizio anno con la terza serie, a lungo annunciata e ancora più a lungo attesa, di Sherlock, personaggio molto amato nel suo essere la più fresca e interessante incarnazione del famoso detective, che un po’ si dava anche per disperso dopo il successo internazionale raggiunto da Benedict Cumberbatch e Martin Freeman – che, si sa come funziona di solito, una volta toccati da Hollywood un po’ di fatica a tornare in patria probabilmente c’è sempre.

E se già nella scorsa stagione si notava una maggior moffattazione nella complessità delle trame, nella rapidità e nei salti mortali narrativi, la terza tornata di episodi appare ancora più tortuosa: vivere nella testa di Moffat non deve essere semplice, e infatti personaggi, concetti, argomenti e colpi di scena vengono sparati e assemblati con una tortuosità sempre più accesa – quello che capita alla struttura di Sherlock è in fondo lo stesso che ha rivoluzionato (in negativo) Doctor Who, ma qui la necessità di dare maggior continuity alle tre puntate standard e ampliare lo sguardo sulla globalità dei personaggi a discapito delle tipiche indagini funziona egregiamente (non ci sono riempitivi da far sceneggiare ad altri), con punte di inattesa e potentissima meraviglia nonostante alcune lacune tipiche dello showrunner inglese (la poca consistenza della minaccia nemica, l’eccessivo bombardamento di immagini che porta anche confusione).

Su tutto risalta The Sign of Three, episodio centrale nel quale Moffat e Gatiss danno ampio respiro al rapporto tra Sherlock e Watson trasformando di fatto la serie in qualcosa d’altro, molto più di semplice giallo ma anche molto più che commedia: nella ricchezza dei dialoghi e nella confezione ultra ritmata, nella costruzione a incastro e nella drammatica giocosità quasi ci si commuove per la profondità che viene toccata, in fondo mai prima d’ora si era assistito a un simile scambio d’intensità tra i due personaggi, sempre così vicini eppure distanti a causa degli omicidi, delle investigazioni e dell’ironia con cui avvolgere ogni cosa.

E stessa cosa si può dire per His Last Vow, puntata intricatissima e di enorme respiro dove, nonostante si ritorni a un più esemplare giallo con tanto di super nemico (il comunque poco sfruttato e poco evil Magnussen), spicca sempre più non solo il rapporto tra i due investigatori, ma ciò che li spinge a muoversi e ciò che li lega in maniera così essenziale – il dialogo rivelatore con cui Sherlock spiega a Watson semplicemente perché è forse quanto di meglio abbia scritto Moffat negli ultimi anni, l’uso delle parole e la sofferta energia che trasmettono valgono da sole la visione e rappresentano al meglio quello che la serie è diventata (e quello che probabilmente vorrebbe essere Doctor Who). 

Non manca chiaramente l’aspetto più divertito e divertente, per questo basterebbero soltanto le varie spiegazioni per la morte di Sherlock nel finale della seconda stagione, ricostruzioni che vanno dall’assurdo all’improbabile eppure tutte simpaticamente valide nella concezione complessa e impossibile della serie. Non che il cliffhanger con cui si chiude l’ultima puntata abbia meno da dire in quanto a goliardia e certa presa in giro di se stessi, resta da vedere quanto bisognerà aspettare per una quarta stagione o se verrà mai effettivamente realizzata. 

11 commenti:

  1. ...domanda...
    ma dove caspiterina lo davano Sherlok?
    l'avrei visto così volentieri...

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  2. Ehm, sulla BBC, hanno finito di trasmetterlo la settimana scorsa, ma sicuramente lo doppieranno fra qualche tempo :)

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  3. È già uscito??? Oh che splendida notizia!

    Misterecho

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    1. Guardalo, non passare tutto il tuo tempo ad aspettare Game of Thrones! ;)

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    2. Sarà fatto. :-)

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  4. Shezza insuperabile! xD
    Il lavoro di Steven Moffat e Mark Gatiss (e complimenti anche per il suo Mycroft) è stato ineccepibile.
    E comunque Sherlock sembra sempre di più il Dottore, sono inamovibile su questo.

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    1. A me invece è sembrato che si stacchi e differenzi sempre di più - certo, rimane matto uguale, ma con un'idea di esserlo, una razionalità e un'incidenza verso gli altri (ovviamente) molto più naturale e motivata. Un personaggio più credibile, direi, pur nella sua assurdità e ironia, e per questo diverso dal Doctor di Matt Smith, semplicemente fuori di testa, bambinone e incontrollabile :)

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    2. La bassa considerazione che hanno di loro stessi, il connotato di malvagità che li pervade, il totalmente simile stato di solitudine... Uno si considera un pazzo e l'altro un sociopatico (effettivamente lo sono xD) e sono entrambi "fondamentali" ma nessuno dei due si considera un eroe. In più tutte le caratteristiche che aggiunge Moffat ai suoi personaggi principali, gli sproloqui, l'ironia. Indubbiamente hanno tante divergenze, come sottolinei tu, non saranno omologhi ma sono analoghi.

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    3. Mi piace molto l'ultimo termine, direi che così li inquadri bene :)

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  5. Fra poco commento quando è uscita la quarta stagione ._. ma sono sul pezzo comunque visto i tempi non molto brevi di Moffat e soci. Dunque, a me sta terza stagione non è proprio piaciuta. Adoro con tutta me stessa Ben e mi sta molto simpatico come attore Martin. Non fangirleggio come con altre serie, non l'ho mai fatto per Sherlock ma ho gli occhi e la sanità per vedere quanto di bello fatto nella prima e seconda stagione. La terza non dico che è stata brutta ma è stata deludente: tanto tempo perso nel nulla, quando ci sono da gestire 3 e sottolineo 3 puntate non ci si può perdere nella goliardia (bruttissima e ben poco veritiera) di Sherlock e socio ubriachi... oppure tutto il discorso del matrimonio .___. Ho visto le tre puntate a fatica e mi da molto fastidio ammetterlo. Avrei voluto urlare al capolavoro... invece, non ci siamo. Anche i migliori sbagliano.

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    1. E io rispondo con assurdo ritardo, ma a me è proprio piaciuto ciò che tu critichi, ho trovato inaspettata e favolosa questo gioco relazionale tra Sherlock e Watson che va oltre lo schema episodico delle altre due serie, e conoscendo il lavoro che Moffat sta facendo su Doctor Who è facile vedere questa serie come un ponte tra prima e dopo (sempre che ci sia questo dopo) :)

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