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Recensione: La vendetta del diavolo, di Joe Hill

By Simone Corà | mercoledì 2 maggio 2012 | 08:00


Sperling & Kupfer, 2012
390 pagine, 19,90 Euro

Appare abbastanza chiaro come Joe Hill abbia poco piacere, o almeno è questo quanto sembra trasparire, nell’essere considerato come il figliolo prodigio di Stephen King, ed è cosa anche comprensibile, perché poter essere pienamente se stessi con un’ombra paterna tanto ingombrante è di sicuro impresa ardua. È però impossibile non notare quanto l’influenza del papi, a livello narrativo, sia inequivocabile, se non addirittura totale, nello stile di Hill, che si può scoprire come un devoto kinghiano fino al midollo dopo appena poche pagine.

Trama, personaggi e gestione dell’intreccio, tutto in La vendetta del diavolo, banale italianizzazione del bel titolo originale Horns, ricorda il suo noto paparino, perché Hill non riesce, e non riuscirà mai, a staccarsi dall’immaginario tipico del Re se l’antagonista, per fare un esempio, è un repubblicano religioso con manie di grandezza e debolezze amorose che lo portano su cattive strade, o se i suoi scagnozzi sono stupidi tirapiedi tanto adesso, da adulti, quanto in passato, quand’erano ragazzi. Perché La vendetta del diavolo è per buona parte delle sue pagine un romanzo di formazione, genere nel quale King ha brillato nei suoi anni più fortunati, e che ora sembra essere rievocato dai ricordi del protagonista Ignatius, quando in gioventù si lanciava dalle rampe su un carrello del supermercato, o quando scoppiava innocue bombe con gli amici, o quando conosceva l’amore di Merrin, la stessa Merrin della quale, si scopre a inizio romanzo, è ingiustamente ritenuto unico e solo assassino.

Pur con un’interessante lavoro su flahsback, piani temporali e punti di vista, grazie ai quali Hill racconta e poi rielabora stesse scene donando loro nuovi elementi rivelatori, La vendetta del diavolo non riesce a splendere di luce propria, mostrandosi sì come opera di piacevole lettura, ma di banale progettazione, cosa che inevitabilmente impedisce un suo completo godimento. Hill è bravo, la sua scrittura è pulita e capace, e se dai geni paterni non ha ereditato l’amore per un infodump esagerato, ha fatto suoi i meccanismi più classici del genere, elementi che potevano funzionare in tempi passati ma che ora faticano un po’ a incuriosire il lettore.

La vicenda del povero Ig è quindi coinvolgente soltanto nella sua prima metà, quando il ragazzo si sveglia dotato di due corna luciferine che scatenano, nelle persone con cui si ritrova a parlare, un’esagerata, diabolica sincerità nell’esternare i propri pensieri. Nascono così momenti di crudele e morbosa ironia, svezzati successivamente dai lunghissimi flashback sull’adolescenza di Ig, Lee e dei loro amici, capitoli di notevole bellezza espositiva almeno fino a quando Hill tiene nascosto il nocciolo della storia, perché è in quel momento che il DNA kinghiano viene svelato attraverso blandi colpi di scena, stanche parentesi oniriche e sbrodolanti conclusioni alle quali si arriva boccheggiando.

È un gran peccato, perché la semplicità dell’intreccio poteva non rivelarsi dannosa se giocata con più rapidità, se gestita con più sveltezza, senza quindi per forza crucciarsi con flashaback che vorrebbero essere di grande sorpresa ma che in realtà sono prevedibili da pagine e pagine. Dispiace anche per il ghiotto potere di Ig, malignamente divertente nei primi capitoli ma totalmente inutile man mano che la storia prosegue, imprigionato in una standardizzazione soprannaturale piuttosto scadente (tutto ciò che Ig può fare è… comandare dei serpenti, pensate un po’!). E più in generale si resta amareggiati da un potenziale pregevole sprecato in favore di un concetto dell’horror così vecchio e superato che perfino papà Stephen, nonostante la sua assoluta mancanza di originalità recente, potrebbe risentirne.  

Atroce, infine, quel "thriller" che lampeggia appena sotto il titolo, solito espediente italiano per spacciare un horror (ehi, il protagonista ha delle CORNA sulla fronte!) per qualcosa che non è.

18 commenti:

  1. Di Joe ho letto La Scatola a forma di cuore e, a essere sincero, non mi è dispiaciuto. Alcune descrizioni sono ben fatte e la trama è avvincente. Ero indeciso se acquistare o meno quest'ultima fatica ma, avendo letto la trama, e ora la tua recensione, credo che sorvolerò senza esitazioni. Mi hanno parlato invece molto bene di Ghosts. Per caso l'hai letto?

    Ultimo appunto: il titolo originale è figo, senza ombra di dubbio, ma tu l'avresti acquistato un libro titolato in italiano CORNA? ;°D

    By aenigmistae

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  2. Io l'ho provato con questo, oltre ad aver letto un paio di racconti niente di che, così penso che con lui mi fermerò qui... Però, in effetti, Corna non l'avrei preso proprio... ;)

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    1. Io invece gli darei un'altra opportunità. La scatola a forma di cuore è un libro avvincente e mai scontato, che tiene alta la tensione dall'inizio alla fine e che, a mio giudizio, potrebbe prestarsi ottimamente a una trasposizione cinematografica. Ci sono alcune descrizioni veramente notevoli.

      by aenigmistae

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    2. Stilisticamente non c'è dubbio che Hill sia bravo, e molto, anche qui ci sono dei passaggi favolosi, di gran respiro, davvero ben inquadrati. E' più una questione di concetti, di atmosfere, tutto molto vecchio, mi viene da dire, superato, poco intrigante... :)

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  3. La scatola a forma di cuore io l'ho trovato davvero penoso. ;-)

    Ian

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    1. Io l'ho regalato tempo fa e ho ricevuto lo stesso commento ;)

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  4. Di Joe ho letto Ghosts, la raccolta di racconti, e il bellissimo primo numero della serie Locke & Key.
    Sinceramente, tutt questa somiglianza col papà non l'ho trovata. Il suo stile è molto particolare, molto moderno, molto fumettistico e, soprattutto nella raccolta, si distacca dall'horror propriamente detto in più di un'occasione.
    Ad essere sinceri, il figliol prodigo mi sembra molto più visionario del padre e osa maggiormente, nonostante come narratore preferisca sempre papà Stephen.
    Horns l'ho comprato e devo leggerlo, tornerò a farmi risentire!

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    1. Io però non parlo di stile, quello di Hill è sicuramente più stimolante e fantasioso, è a livello di concetti, personaggi, costruzione, tutto kinghiano fino all'eccesso...

      Di Ghosts ho sempre e solo sentito parlare bene, magari, se lo trovo in una bancarella... :)

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  5. Io ho letto sia La scatola a forma di cuore che Ghosts e mi sono piaciuti. Non trovo che lo stile sia tanto simile al papi, anzi, l'ho trovato meno scolastico rispetto ad alcune scelte stilistiche di King. Hill è meno prolisso e pomposo. Leggerò con curiosità questa sua nuova fatica e ti saprò dire.

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    1. Come dicevo sopra, secondo me è uguale uguale sia per personaggi che per concetti orrorifici, almeno su questo Horns. Scrive sicuramente meglio, questo sì, ma il resto è tutto già visto e letto, nello stesso modo in cui è tutto già visto e letto quanto ha scritto ultimamente King. :)

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    2. No, dai, 22/11/'63 è splendido.

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    3. Io mi sono fermato all'insipido Notte buia, ma avrei dovuto farlo prima con The Dome...

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    4. Dai, anche notte buia non è male, ma sai che io sono troppo di parte con King. Per quanto riguarda The Dome direi che uno dei peggiori del Re, non dico dietro a The Tommyknockers, ma poco ci manca :)

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    5. Eh, a me non è proprio piaciuto, cioè, piacevole da leggere ma storie vecchie, vecchissime, già lette mille volte... :)

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  6. Io ho letto Heart-Shaped Box e ho quasi finito Horns... Devo dire che il primo mi è piaciuto abbastanza e questo mi ha tenuto incollato per ben 2/3, ora sto iniziando la parte finale e il ritmo per fortuna è calato un po'... Però posso dire che mi piace parecchio, più del primo!

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  7. ho finito in 3 giorni ghosts e devo dire che ho divorato letteralmente questa antologia
    di racconti . inquietanti , originali , mai scontati tranne l'ultimo che dimostra l'intelligenza e sensibilita' di un grande scrittore . potrei forse paragonare il livello di inquietudine a richard matheson ma credo che ormai questo giovane autore navighi per conto suo . sicuramente avere avuto un padre come stephen king aiuta ma se non avesse avuto la stoffa non sarebbe andato lontano . non dimentichiamoci che per un qualsiasi autore non basta saper scrivere bene , ma e' necessaria una fantasia fuori dal comune e questa non la impari da nessuna parte . in ghosts c'e' tutto questo .

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    1. Ghosts in effetti ce l'ho lì e ne ho solo sentito parlare bene, sicuramente lo proverò. :)

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  8. La scatola a forma di cuore non è poi così male, le molte citazioni rock lo rendono una piccola "chicca" per gli amanti di quel genere come me.
    Questo Horns è a mio avviso molto meglio, e non concordo sulla seconda metà. solo il finale è un po' troppo contorto, mentre i flashback sono stupendi! Vabe' i gusti sono gusti!

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