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Recensione: Sherlock - stagione uno

By Simone Corà | lunedì 13 febbraio 2012 | 08:00


2010, UK, 3 episodi, 90 minuti cad.
Creato da: Steven Moffat, Mark Gatiss
Network: BBC

Mentre Doctor Who terminava la sua quinta serie, si riposava e si preparava per una sesta che si sarebbe rivleata incredibile, Steven Moffat, coadiuvato da Mark Gatiss, altro sceneggiatore della serie tv sci-fi per eccellenza, presentava Sherlock, una rielaborazione moderna del famoso detective, da poco approdato in chiaro su Italia 1 mentre in madrepatria si concludeva la seconda stagione.

È un caso che abbia da poco visto il primo Sherlock Holmes di Guy Ritchie, un pallido e noioso riadattamento che nulla ha da offrire se non qualche scazzottata, e devo dire che la versione filmica ne esce con le ossa sbriciolate, dal confronto con il fratello televisivo, per quanto il sempre superbo Robert Downey Jr. sia bravo a fare a pugni. Tutti conoscono l’eccentrica personalità dell’investigatore, serio, posato, sagace e infallibile nelle riflessioni e nei ragionamenti che lo portano a risolvere qualunque caso, elegantemente british nella sua ironica altezzosità che lo isola dal mondo che lo circonda, caratteristiche che solo Moffat sa realmente cogliere per offrirne una versione nuova, intrigante, irresistibile, che coinvolge e convince senza ricorrere a sleali trucchetti (azione, effetti speciali, combattimenti, yawn…) che Ritchie ha invece abbondantemente usato.

Per certi versi si potrebbe dire che lo Sherlock moffattiano, interpretato con raffinata maestria da Benedict Cumberbatch, è un Doctor meno pazzo e più calmo e permaloso, sicuramente fedele agli scritti di Conan Doyle ma con quel pizzico di squisita follia ironica che lo incastra perfettamente nel 2011 in cui vive: l’uso sfrenato degli sms, lo strano rapporto con Internet, l’abuso di cerotti alla nicotina sono solo alcuni dei dettagli che rafforzano una figura immortale che non ha motivo di essere stravolta, come pensa invece Ritchie, per poter funzionare ancora e piacere al pubblico.

Nato dalle ceneri di un episodio pilota bocciato dalla BBC, Sherlock si struttura in tre film di circa novanta minuti ciascuno, tre storie stand alone se non per un minuscolo collegamento utile più che altro a creare il cliffhanger finale della stagione. Moffat sceneggia il primo, che si rivela il migliore per la raffinata costruzione, per i personaggi meravigliosamente caratterizzati e per i dialoghi brillanti, ricchi di un umorismo ingegnoso e inarrestabile: un caso in apparenza molto complesso e inestricabile, riguardante un serial killer che spinge le sue vittime a suicidarsi, che si risolve invece con rocciosa linearità.

Il secondo episodio, scritto da Stephen Thompson, è invece il minore dei tre, non perché brutto ma perché incapace di gareggiare con la perfezione matematica del precedente: una storia affascinante, quindi, che tocca argomenti circensi e mafiosi, con una trama che svela la sua natura molto lentamente mostrando la buona struttura narrativa, ma meno sfolgorante nei dialoghi, per quanto il rapporto tra Sherlock e Watson (il bravo Martin “The Hobbit” Freeman) sia sempre divertente. È forse nei personaggi che mostra la sua vera lacuna, scegliendo infatti di abbandonare le ottime figure create da Moffat per introdurne di nuove ma non altrettanto riuscite. Comunque una visione molto piacevole.

Il terzo e ultimo film, scritto da Gatiss, torna a pareggiare l’alta qualità, inscenando una storia estremamente complicata, molto tortuosa nel suo avanzamento cervellotico e sicuramente compressa nei canonici 90 minuti di durata, ma talmente veloce e trascinante, così ricca di spunti e trovate nella sua costruzione, fatta di molteplici mini-casi risolti da Sherlock in rapidissima successione, da scaraventare verso una conclusione efficace e vincente, con un cliffhanger non nuovo ma giustissimo.

La regia è generalmente pulita, siamo ormai in tempi in cui è difficile trovare un prodotto televisivo che risponda ancora a connotati così arretrati e per certi versi negativi, e in Sherlock c’è spazio anche per alcune soluzioni visive (i testi degli sms o alcune riflessioni di Sherlock che appaiono su schermo), affascinanti anche se non sfruttate a pieno.

Visione imprescindibile per chi segue Doctor Who e crede che Steven Moffat sia il nuovo messia. Per tutti gli alri, be’, Steven Moffat è il nuovo messia, quindi guardatelo.

10 commenti:

  1. Dopo lo stordimento iniziale causato dalla prima parte della quinta stagione del Dottore, una volta assimilata la sesta, sono della tua stessa religione. Moffat è il nuovo Messia.
    E quindi, attacco subito con Sherlock!
    Sono d'accordo con te anche su quanto sia invedibile la versione di Ritchie. Noia noia noia

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  2. E non ne rimarrai delusa, il primo film pare un episodio del Dottore solo senza alieni e astronavi. :)

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  3. Ho un problema serio con i prodotti a puntate autoconclusive, infatti questo non l'ho visto. Sto cercando però di recuperare, seppur lentamente, Doctor Who, di cui a quanto pare anche tu parli in maniera entusiastica. Però la prima stagione, salvo il finale che non ho ancora visto, non mi ha fatto impazzire, decisamente. Ma mi sembra di capire migliori, o sbaglio?

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  4. Sì, guarda, anch'io faccio una gran fatica con le serie tv impostate in questa maniera, e infatti tendo a evitarle tutte anche quando se ne parla bene, tipo Lie to me.

    Per Sherlock, il problema in fondo non si pone, dato che si tratta di tre film veri e propri, con tempi e riprese che non hanno nulla di televisivo. :)

    Per Doctor Who, invece, be', sì, la prima stagione è effettivamente bruttarella, e anche certe cose della seconda, a dirla tutta. E' dalla terza che ingrana alla grande, con puntatone bellissime e molto complesse. Ma tanto con la seconda stagione piangerai TANTISSIMO e a quel punto non ti porrai alcun problema, scatterà il fattore affettivo e tanti saluti alla vita sociale. :)

    By the way, il problema della puntate autoconclusive qui non l'ho mai avvertito, più che altro perché non c'è un'impostazione schematica, come la possono avere cose tipo CSI e vicini vari, ma ogni episodio è una storia nuova, che passa dall'horror alla sci-fi con meccanismi più o meno sempre diversi. :)

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  5. ho visto un pezzetto del primo.Mi sa che non ho colto bene la potenzialità,rimedierò!

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  6. Adoro questa serie TV. La prima stagione di tre "film" (alla fine 90' = sono film) l'ho divorata una sera dopo l'altra, qualche mese fa. Adesso devo ancora vedere la seconda.

    Trovo geniale ogni particolare, dal passaggio oppio-nicotina a qualsiasi altra sottigliezza, perfino gli attori superbi. Bravissimo Benedict Cumberbatch. Bravissimo Martin “The Hobbit” Freeman.

    Uno studio in rosso di Conan Doyle è un vera bomba!!!

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  7. A me è piaciuta molto l'idea degli sms e dei pensieri di Sherlock che appaiono su schermo, molto indovinata visto il personaggio. :)

    La seconda stagione me la guarderò a breve!

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  8. Ma come, con tutto quel ritmo! ;)

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