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Recensione: In the House of the Worm, di George R.R. Martin

By Simone Corà | martedì 9 agosto 2011 | 08:00

Electric Story, 2005 (1975)
110 pagine, 4,60$
e-book

Per quanto ne possano dire i detrattori, a cui lancio malvagie maledizioni quotidiane, stilisticamente parlando ritengo George R.R. Martin (assieme a Dan Simmons) il miglior narratore ever. La padronanza lessicale, il ritmo pacato capace di potentissime accelerazioni, la costruzione lenta, completa, estremamente attenta ai dettagli, perfino dinanzi alle sue (non poche) prolissità, come le tante pagine impiegate soltanto per descrivere le portate di un pranzo o le effigi di una casata, io mi inginocchio riverente chiedendo ancora, ancora per favore.

Immaginate quindi la mia quantità di salivazione ora che è stato finalmente dato alle stampe, a sei anni di distanza dall’ultimo romanzo, il nuovo capitolo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, A Dance of Dragons, mille e passa pagine su cui fantastico pornograficamente la notte già da molto tempo. In Italia arriverà in autunno, ma soltanto, of course, la prima delle tre parti in cui la cara Mondadori lo ha diviso: non spenderò mai 60 euro, se non di più, per i tre romanzi con copertina rigida, anche perché la copertina rigida mi scuote lo stomaco e mi induce al vomito, e a dire la verità mi rompe spenderne anche 30 per le tre edizioni economiche (ma d’altronde ho già le prime nove, e al collezionismo non potrò dire di no, lo so già), quando l’intero romanzo in lingua costa 15 dollari.

Quindi, mi dico, potrei provarlo in originale, tanto ormai sono very cool, i romanzi in inglesi me li mangio a colazione e il dizionario mi fa una pippa. Però, magari, prima Martin me lo assaggio con un antipasto, giusto per vedere se. E arrivo così a questo In the House of the Worm, breve racconto del ’75, riedito trent’anni dopo in e-book a prezzo un po' altino (ma si trova tranquillamente dove sappiamo tutti), molto più corto di quanto suggeriscano le 110 pagine data l’impaginazione elettronica incredibilmente generosa (saranno sì e no una trentina, in realtà), e che non credo sia mai stato pubblicato in Italia.

Tra il fantasy e la sci-fi, con un certo gusto lovecraftiano per la vastità del buio strisciante e sotterraneo, In the House of the Worm racconta di un bizzarro popolo del futuro la cui società è basata sul culto di vermi giganti viventi nel sottosuolo, sottosuolo che però ospita un sacco di bestiacce sconosciute, come strani esseri umanoidi con più arti, vermi che mangiano vermi e vermi ancora più grossi. La meticolosità di Martin nel descrivere le usanze e le tradizioni della gente, così come l’indiscutibile abilità nel mappare in un labirinto tortuoso e inquietate le impossibili ramificazioni orrorifiche delle sconosciute profondità, è garantita, a discapito però di un soggetto di estrazione fantasy che, almeno inizialmente, appare un po’ banale, soprattutto nei confronti di personaggi ahimè bidimensionali e poco espressivi. Erano altri anni, chiaro, ma fa sorridere il nome dell’antagonista del giovane Annelyn, The Meatbringer, essere malvagio in tutto e per tutto contro la bontà pura del protagonista. Fazioni quindi nettamente divise e poco coinvolgenti, ma non è nel loro scontro che risiede l’anima del racconto, bensì nella progressione orrorifica del povero Annelyn, disperso nel buio sottosuolo, praticamente cieco, che si muove a tentoni e rischia di cadere chissà dove a ogni passo, e nei numerosi incontri con le singolari creature che lo abitano e con le ancora più strane tecnologie ritrovate.

In the House of the Worm scorre quindi via piacevolmente, pagando però lo scotto di una trama minimale, evanescente (nonostante un paio di buoni momenti) rispetto al fascino evocato dall’immaginario contestuale, a tratti davvero maestoso con il suo stordente carico d’orrore. Sarebbe invece stato interessante poter leggere qualcosa di più lungo e grintoso, bastava in fondo un maggior lavoro nel delineare i due protagonisti e i faccia a faccia in cui si trovano.

Dopo il test, quindi, non credo di avere un inglese ancora abbastanza adeguato per gustarmi appieno A Dance of Dragons, o, forse, più semplicemente, non mi va giù l’idea di perdermi anche una sola sfumatura di uno stile tanto forbito e complesso, e quindi ciccia, temo che dovrò aspettare.

8 commenti:

  1. Invidio la tua passione e il fatto che riesci a ciucciarti i romanzi in inglese! Io quando leggo in lingua mi viene il vomito che mi sembre di studiare un manuale di informatica (e non ti dico neanche quanti ne ho passati in più di vent'anni che informatizzo...). Quindi continuo a leggere in italiano che neanche questo lo mastico troppo bene ma almeno lo stomaco ringrazia! ;)

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  2. Eeeh, ma non sono mica così bravo e devo chiedere un sacco di aiuto col vocabolario, però anche se è un po' più faticoso merita lo sforzo perché ci sono tante belle cosette che in italiano non arriveranno mai... :)

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  3. http://occhiliquidi.wordpress.com/10 agosto 2011 14:57

    Sono un detrattore di Martin. Dopo 30 pagine de Il Trono di Spade, ho scaraventato il libro contro il muro. Una telenovela in versione fantasy!

    Mai letto niente di Dick?

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  4. Ma leggi almeno il primo libro, come fai a giudicare una saga di migliaia di pagine dopo averne lette solo trenta? Perché di intrighi amorosi ce ne sono a bizzeffe, è vero (ma non sono fantasy, non c'è niente di fantasy, dove trovi il fantasy?), ma sono tutti funzionali alla guerra per il trono.

    Dick, sì, certo, La svastica sul sole, Ubik e qualche altro che adesso non mi viene.

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  5. http://occhiliquidi.wordpress.com/10 agosto 2011 15:59

    Mah.. Secondo uno scrittore, quando è bravo, lo capisci dopo poche righe.

    Degustibus...

    Simmons invece mi piace. La saga di Hyperion è bellissima!

    Ho un libro per te: Dètective, (ECCEZIONALE!).

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  6. Ahhhh! Il famosissimo Dètective di Eccezionale! L'ho letto è fantastico!

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  7. Grazie per la recensione del racconto, che ancora non conoscevo e vedrò di recuperare al più presto.

    Ho finito di leggere "A Dance with Dragons" qualche giorno fa e devo dire che non sono mai stato così felice di aver acquistato un e-book reader. La mia schiena e lo zaino delle vacanze ringraziano.

    Aspetterò che esca in italiano per discuterne con voi. La prima sensazione purtroppo è di gran confusione/delusione, ma aspetto di farlo sedimentare un attimo prima di tentare una recensione.

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  8. Non c'è di che! :)

    D'accordissimo con te sull'acquisto dell'e-reader (anche se a me l'hanno regalato :-p) una vera meraviglia.

    Su Dance of Dragons, ahimè, ho letto qua e là, come ora dici anche tu, che non sembra essere la sburra che aspettavo, continuo però a essere ferocemente curioso per scoprire come prosegue la saga. :)

    Grazie della visita!

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