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Tokyo Gore Police

By Simone Corà | sabato 28 febbraio 2009 | 13:09

2008, Giappone, colore, 112 minuti
Regia: Yoshihiro Nishimura
Sceneggiatura: Kengi Kaji, Sayako Nakoshi

In un futuro non troppo lontano, per far fronte a ua serie di crminiali in grado di mutare il proprio corpo in mostruose armi da fuoco, la polizia è stata privatizzata. Ruka è l’agente più in gamba, e sarà lei a dover combattere un misterioso assassino che infesta la zona.

Armarsi di ombrello e k-way è una buona soluzione per sopravvivere indenni alla visione di Tokyo Gore Police, e tenere a portata di una mano una bombola d’ossigeno potrebbe essere l’unica strategia per non affogare nelle cisterne di sangue versato dalla combriccola messa in piedi da Nishimura.

Tokyo Gore Police è, allo stato attuale, il picco massimo di esagerazione emoglobinica a cui un certo genere cinematografico possa aspirare. Ogni ferita, dal minuscolo e innoquo taglietto alla mutilazione più slabbrata, viene infatti accompagnata da interminabili gayeser di sangue spruzzati a velocità e pressioni vertiginose, in un’esasperazione splatter priva di limiti.

Su questo, neanche a dirlo, punta tutto la pellicola di Nishimura. Bastano pochi minuti per scoprire come la trama si risolvi in un semplice pretesto vendicativo, creato giusto per dare una parvenza giustificativa a personaggi, mutazioni e lunghissime battaglie sanguinolente.
E qui il film inciampa nel suo più grosso limite, ovvero una struttura terribilmente ripetitiva e spesso priva di logica, annacquata per due ore scarse che, a lungo andare, si rivelano più che altro noiose. Nishimura non è ancora in grado di gestire ritmo e agilità narrativa con gran destrezza, e li strangola involontariamente con sequenze troppo lunghe, insistite e monotone.

D’altra parte, il suo ingengo visivo rende Tokyo Gore Police una continua fonte di sorpresa. Le mutazioni sono varie e ricercate, e in più di un’occasione è giusto lasciare spazio a uno stupore più che genuino. Di fronte a donne-sedie, vagine-rettili e soprattutto a una scena finale che sfiora la genialità assoluta, non si può non pensare che, in fin dei conti, questo blood-maniac dagli occhi a mandorla sia davvero oltre, al di là di qualsiasi catalogazione restrittiva.

Nishimura ha un passato come addetto agli effetti speciali di opere, tra le altre, come Meatball Machine (a cui la sua creatura deve tantissimo, sia per la trama che per le informità mutanti), e una certa inesperienza direttiva è visibile in ogni centimetro di pellicola. Ma se saprà equilibrare con più decenza le sue follie sanguinolente e gestire con più cura e scaltrezza una certa asprezza narrativa, potrà ritagliarsi il suo spazio nel cinema horror.

5 commenti:

  1. Devo vederlo.. adesso. Stanotte non dormo, lo scarico e lo guardo!

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  2. Secondo me ti sei addormentato. :)

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  3. http://1.bp.blogspot.com/_fS3M4K2ohyY/Sakdu2JKh7I/AAAAAAAADEk/wSoHMP76LVY/s1600-h/1image9.jpg

    :D

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  4. Visto ieri sera.
    Guarda, io l'ho trovato interessante e l'ho visto molto volentieri.
    Sono fondamentalmente d'accordo con tutto quello che scrivi, solo che ho dato pesi specifici diversi a aspetti positivi e negativi.
    Enormi i difetti e le ingenuità (l'orrendo spiegone del mad-scientist che *si inietta i geni dei serial killer cattivi!!!*, :-|), così come alcuni eccessi risultano comunque sbilanciati rispetto allo standard di eccessità pur estremo del film (il tizio che vola a propulsione di sangue... lo sparapugni... (e il modo in cui lei lo sconfigge!!)). Però molte cose davvero, davvero, davvero notevoli. Trovate geniali (magari poi buttate nel cesso quando si debbono tirare i fili, come la storia della chiave (!)). E' uno di quei film che, nonostante tutto, ti restano in mente e te li ricordi anche dopo molto tempo.
    E poi la presenza stessa di Eihi Shiina - dotata di una grazia soprannaturale persino mentre affetta gente con doppia motosega oppure mutata in versione engineer - solleva almeno di un punto il voto finale.

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  5. Il cattivaccio che vola con la propulsione del sangue secondo me è il picco del film, il momento in cui genio e demenzialità diventano la stessa cosa.

    Per il resto sarebbe tutto da accorciare, tagliare e sforbiciare, e anche i canonici 90 minuti credo sarebbero troppi.

    Solo così, anche con le sue ingenuità tutto sommato accettabili, ne uscirebbe più accattivante.

    Sennò, in tutta sincerità, devo dire che qualche sbadiglio l'ho fatto.

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