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Southland Tales

By Simone Corà | lunedì 15 dicembre 2008 | 20:35

2006, USA, colore, 145 minuti
Regia: Richard Kelly
Sceneggiatura: Richard Kelly

Boxer Santaros è un attore di successo che ha perso la memoria, e non ricorda il motivo per cui si trovi nelle Southland Tales in compagnia della pornostar Krysta Now. Ronald Taverner è invece un poliziotto che collabora con la resitenza hippy, che vuole scombussolare la società con un attentato. Le loro storie, e quelle di molti altri personaggi, si incrocierano per svelare il mistero di una sceneggiatura, scritta dallo stesso Santaros, che sembra predire gli apocalittici avvenimenti in corso.

Follia è la parola chiave per dare un minimo di senso al ritorno di Richard Kelly dietro la macchina da presa dopo il capolavoro Donnie Darko. Ma qui, purtroppo, non si tratta di quella follia originale che ha reso immortale la sua prima opera, né del divertente disimpegno vagamente schizofrenico di Domino, di cui è stato sceneggiatore.
Follia è creare un film che prosegua una trilogia di graphic novel riassunte, nell’incipit, con un fast forward a velocità disarmanti che quasi costringe a prendere appunti.
Follia è il minutaggio devastante, che nella versione originale rasenta pericolosamente le tre ore, qui per fortuna mozzato a 145 minuti sulla carta assai più digeribili.
E follia è l’insensatezza del taglio surrealgrottesco con cui viene dipinto l’incongruente universo delle Southland Tales.

La molteplicità delle sottotrame che si incastrano nel film di Kelly presentano sin da subito un elevato grado di complessità, tale da renderle ostiche e indigeste a meno di non fare un grosso sforzo di concentrazione astratta e tirare fili invisibili.
Decine di personaggi caotici e ambigui affollano lo schermo e vivono esperienze apparentemente slegate tra loro, e Kelly, invece di condurre gradualmente lo spettatore verso il contorto intreccio che si appresta a filmare, sceglie di aggiungere informazioni su informazioni, rendendo di fatto la visione pesante e dolorosa.

Non che la storia sia scadente, anzi, tra strati di cospirazioni, raggiri, omicidi, resistenze armate, poliziotti corrotti, carburanti innovativi, guerra, attrici porno, intrighi politici, attori in crisi d’identità, filosofia metafilmica e momenti di puro delirio non-sense, si intravedono idee affascinanti e originali, nonché sprazzi di genio indiscutibile (il momento musical, per esempio). Ma lo stile sovraccarico, la velocità di narrazione, la gestione serratissima dei tempi e l’impossibilità materiale di poter ricordare i nomi di tutti i protagonisti e associarli a un volto, provoca bruciori di stomaco e forti mal di testa.
Si arriva ad avere anche la sensazione che il director’s cut avrebbe potuto essere ben più fruibile della versione attualmente in commercio, soprattutto a causa di dialoghi sconclusionati che, forse, presentano molti più tagli del necessario.

Ma ciò che più di tutto irrita di questo polpettone sci-fi, è la risibile veste grottesca che lo avvolge da quando il comunque bravo Dwayne Johnson impazzisce e non è più in grado di distinguere realtà e fantasia. Si assiste a una sequenza di azioni-dialoghi-comportamenti paradossali e totalmente fuori luogo, e lo stesso tic alle dita che colpisce l’ex wrestler è quanto di più stupido e immotavato abbia visto recentemente.
Per non parlare dell’ultimo atto, dove spiegazioni di ogni tipo e genere piovono a grappoli da punti imprecisati della logica. E ogni tentativo di resistenza al facile pasticcio mentale viene così vanificato da chiarimenti che bisogna prendere per veri anche senza elementi che li giustificano.

Se cercate le atmosfere di Donnie Darko, qui non le troverete, sia chiaro. L’elegante stravaganza con cui lo sfortunato Donnie affrontava le avversità nell’esordio di Kelly, in Southland Tales è sostituita da un’eccessiva voglia di strafare che, inevitabilmente, azzoppa la pellicola.

Eccezion fatta per le splendide musiche di Moby e per un certo fascino procurato da alcuni guizzi narrativi, mi è davvero difficile consigliare la visione di questo coso.

2 commenti:

  1. Già.
    Anche se è di Richard Kelly e, visto che ha creato Donnie Darko, andrebbe visto ogni suo lavoro a prescindere, per dovere morale.

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