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Blood Glacier (2013)

By Simone Corà | martedì 3 giugno 2014 | 08:00


Austria, 98 minuti
Regia: Marvin Kren
Sceneggiatura: Benjamin Hessler

Esiste ancora un modo di fare cinema che pare il mondo si sia dimenticato, è qualcosa di piccolo e chiaramente imperfetto che punta però proprio a un pubblico che non cerca la perfezione né chissà quale confezione, è solo un pubblico insoddisfatto del treno occidentale che scarrozza in lungo e in largo opere e autori tirandoli su a caso e scaricandoli alla prima fermata possibile, in fondo è un pubblico affezionato che conserva qualche anticaglia polverosa e a volte pensa, troppo, ai bei tempi. L'artigianalità è materia preziosa, ma se in passato valeva un tanto al grammo adesso è svenduta e spesso visto in cagnesco, senza una rassicurante computer grafica e qualche spruzzata di sangue digitale registi, produttori e ovviamente certo tipo di consumatori non sembrano avere possibilità di saziarsi e sono costantemente condannati a ripetersi, ancora e ancora, in un inutile circolo vizioso che alla fine non accontenta nessuno.

Raccontare il soprannaturale era mestiere difficile, bisognava imbastire un equilibrio mica da ridere nel cotruire una storia adeguata e girarla sapendo di non poter ricreare visivamente le ambizioni originali, era necessario un compromesso che paradossalmente si trasformava in astuzia, e spesso gli escamotage per non mostrare troppo il mostro di turno e poter contenere le spese effettistiche portava a vere e proprie rivoluzioni che rendevano in qualche strana maniera migliore il prodotto. Si lodava l'inventiva e il saper fare, all'interno del cinema di genere conoscere il mestiere era prerogativa fondamentale se si voleva riuscire a dosare ogni ingrediente.

Adesso, nel 2014, bisogna andare fino in Austria, si sa, nota patria dell'horror e della fantascienza, per trovare un artigiano che creda in certi mezzi e li sfrutti per produrre la sua visione. E' difficile oggigiorno affermare se si tratti di vera intenzione, una scelta a monte che condiziona l'opera stessa, o se sia l'unico compromesso possibile di questi tempi se un poveraccio ha buone idee e discrete capacità e vuole fare l'horror, resta il fatto che Marvin Kren, dopo l'interessante ma comunque canonico zombie-movie Rammbock, torna bello agguerrito con un film molto più affascinante anche solo sulla carta, per rimanendo ancorato con le unghie a territori da b-movie in cui chiaramente  sguazza felice.

Ripescare le intuizioni carpenteriane che hanno permesso a un capolavoro come La cosa di congelarsi per bene ed essere ancora fresco e gustoso, a differenza di molti, troppi film, dopo più di trent'anni, è un po' come andare alla trattoria di fiducia: sai che mangerai bene, spenderai il giusto e tornerai ancora. Le atmosfere siderali, le mutazioni aliene, il gioco di sospetti e paranoie tra i personaggi sono elementi sicuri che hanno fatto storia e sono diventati esempio in varie clonazioni cinematografiche/televisive, ma si torna sempre sul discorso narrativo e credo ancora che, pur con dubbia originalità ed eccessiva ispirazione, anche una storia come quella di Blood Glacier possa funzionare se scritta adeguatamente, se narrata con le stesse intenzioni psicologiche/orrorifiche, se ben piantata a terra con personaggi stabili, se pensata e diretta per i mezzi e le ambizioni di Kren e non per chissà quale pubblico medio.

E bisogna dire che Kren si avvicina molto al fare qualcosa di importante, è ben lontano dal fare un film grosso nonostante le capacità ci siano tutte, ma riesce a tirar su un inaspettato b-movie dal gran gusto mostruoso, che si appoggia al bestiario carpenteriano solo fino a un certo punto per poi staccarsi e fare discrete cose in solitaria. E non vedo niente di male in un autore giovane, per giunta austriaco, con il suo bel daffare nel trovare fondi e a non farsi ridere addosso mentre dice di voler girare un horror, che trova sicurezza in un pilastro fondamentale, prende appunti, copia quanto può senza farsi vedere troppo, o comunque fingendo abbastanza indifferenza da credergli, e poi ci mette del suo, consapevole di certi limiti tecnici e di non poter proporre niente di rivoluzionario, dimostrando però di avere stoffa, una buona padronanza della scena e idee valide.

Siamo sulle Alpi austriache, un gruppo di ricerca si imbatte in una formazione rocciosa che pare trasudare uno strano colorante, e tutto giro attorno a un batterio killer, una microscopica entità primordiale liberata dallo scioglimento dei ghiacci, capace di aggrapparsi al DNA dell'essere ospititante, parassitarlo e trasportarlo di ospite in ospite, incrociandone i filamenti genetici di volta in volta. Volpi mostruose, uomini-cervo e aquile-scorpione sono solo alcuni appartenenti al generoso bestiario di Kren, che cita palesemente il capolavoro di Carpenter (anche in molti aspetti secondari, come il cane che trasporta il batterio a inizio film) e poi libera la sua creatura con una serie di mostri creativi e interessanti, che da soli danno forza alla pellicola. L'artigianalità di cui parlavo prima è evidente nel modo in cui queste bestie prendono vita: nessuna CG, nemmeno meccatronica a quanto si può vedere, solo bei pupazzi che, attraverso un buon lavoro di inquadrature e di montaggio furibondo, squarciano lo schermo e muggiscono rabbiosamente, dando quell'idea vincente di essere comunque veri anche se non li vediamo mai per più di tre secondi di fila, anche se li si può scorgere solo a piccoli sprazzi anatomici. In fondo è tutto quello che serve a un horroraccio come Blood Glacier, un film di mostri come li facevano negli eighties ma con un giusto aggiornamento ai giorni nostri.

Kren è un autore che ha molto da imparare ma è sicuramente sulla buona strada per fare grandi cose, la storia che dirige sulla sceneggiatura del fido Benjamin Hessler, che per lui aveva già scritto il precedente Rammbock, non è granché e tende troppo a certi ambizioni sinceramente evirabili (le solite riflessioni sulla natura vendicativa e sulla giustizia per punire l'uomo), basa un buon simbolismo su un noioso cliché (storia d'amore naufragata, lui lavora da solo e fatalità lei deve fargli visita) e incastra qua e là riempitivi poco interessanti per raggiungere un minutaggio minimo (certi battibecchi iniziali un po' fra tutti i personaggi): tutto questo si trasforma sostanzialmente in una quarantina di minuti sulla quale si poteva lavorare più di lima per snellire e offrire un trampolino molto più felice a una seconda parte dove invece tutto gira con più stile. I personaggi acquistano consistenza, Janek domina la scena con il suo pessimismo alcolico (altro rimando a La cosa), il ministro Bodicek prende il sopravvento a suon di sberle e con una femminilità ruggente, c'è anche spazio per qualche riuscito inserto ironico dove Hessler e Kren dimostrano di saper reggere la tensione dando quell'umanità necessaria a ogni protagonista. Qualche colpo di scena, un paio di morti inaspettate o comunque impreviste in quel punto, e il già citato bestiario che subentra agli effettivi personaggi conquista infine il film.

Il resto è un gran parapiglia di scornate, morsi, zampe, artigli, becchi, zoccoli, asce, trapani e sangue a fiotti, è forse un piatto poco più che sufficiente e sul quale si poteva investire meglio, ma è il caso di mettersi a tifare Austria per un qualche futuro dell'horror.

14 commenti:

  1. Dopo Bradipo, anche tu.
    Quindi devo recuperarlo?

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    1. E' abbastanza tamarro e ignorante, e ci sono un sacco di mostri. E' povero, e si vede parecchio, ma nel suo piccolo secondo me dovrebbe piacerti. :)

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  2. ne ho scritto ieri e la pensiamo praticamente alla stessa maniera...ne sono felice...

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    1. Vero, letto tua rece prima (ché io proprio non riesco a starti dietro e non so come fai), e concordo pure sul paragone con il remake de La cosa, per me film davvero inguardabile :)

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  3. Gran bella pellicola. Divertente e cazzara quanto basta.
    Secondo me primo o poi il Kren troverà il suo musetto...

    (Voglio vedere quanti rideranno a questa battuta XDXDXD)

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    1. Io non l'ho mica capita eh :)

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    2. Dimentico sempre che sei vicentino... :P

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    3. Ma allora dici sul serio!!
      In dialetto veneto:
      Musetto=Cotechino
      Cren=Rafano tritato (Salsa molto acida da mettere sul cotechino o in genere sul bollito)

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  4. Lo sto per recensire anch'io. Molto interessante, sebbene alcune sequenze potevano essere un pochino più curate, neh...

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    1. Sì, è sicuramente un po' grezzo, si vede che è un autore che deve ancora crescere ma, d'altra parte, ci sono molti momenti inaspettatamente buoni :)

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    2. Si , infatti l'ho scritto anche nella mia recensione

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  5. Visto su tuo consiglio. Ok alcune belle idee ma decisamente un po' troppa grezzura. Voglio dire, tutto ciò che c'è di buono (comunque tanta roba) mi sa di derivativo (senza The Thing questo film sarebbe nullo) mentre le cose originali (la location, i rapporti tra i protagonisti, la visione europea) finiscono per bloccare un po' il ritmo. Una sufficienza risicata va là, però con grossi margini di miglioramento, ecco ;-) (grazie per i consueti pungoli, ragazzo!)

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    1. Al di là del chiaro omaggio (eccessivo anche per me, a dir la verità) a La cosa, a me sono proprio le cose originali a essere piaciute di più: i rapporti tra i personaggi, soprattutto nella seconda metà, funzionano molto bene, e il grezzume generale non è comunque così ostico come sembrerebbe, perché i mostri sono ben fatti e le scene di scornate sono piacevoli.

      Poi, sì, certo, chiaro che non va oltre la sufficienza, è un film troppo povero di concetti prima di essere troppo povero di money per aspirare ad altro, ma quello che offre è più che dignitoso e avercene di b-movie così. :)

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