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Morti, risorti e assassini: The Killing – stagione tre (2013)

By Simone Corà | martedì 27 agosto 2013 | 08:00


USA, 13 episodi, 45 min cad.
Creato da: Veena Sud
Network: AMC

The Killing chiudeva i battenti con una stupenda seconda stagione, e si salutava volentieri una delle migliori coppie investigative della televisione e non solo, i silenzi pachidermici e la pioggia perenne di Seattle apprezzando il coraggio di autori e network nel porre fine a una serie tv bella, anomala e comunque potenzialmente di successo con la chiusa più giusta e naturale possibile che un thriller possa mai avere: la risoluzione del caso. Joel Kinnaman e Mireille Enos sfruttano il buon trampolino di lancio e tentano la carriera da big, sicuramente va meglio a lui, futuro Robocop, che a lei, moglie di Brad Pitt in World War Z, ma intanto, a sorpresa, The Killing viene resuscitata dall’inarrestabile Netflix, che se continua di questo passo finirà un giorno per conquistare il mondo, al quale si aggiunge, quasi costretta, la AMC per una terza stagione che può continuare la storia nella maniera più giusta e naturale possibile che un thriller possa mai avere: un nuovo caso. Una storia da chiudere in una sola stagione potrebbe essere cosa azzardata per Veena Sud e il suo team di sceneggiatori: considerate le lentezze, le false piste, i dubbi e le riflessioni in cui sono soliti far perdere i detective Linden e Holder, qualche timore che la trama potesse reggere meno e che le atmosfere potessero sbriciolarsi a più consueti standard televisivi c’era, ma alla fine il risultato non solo è eccellente ma supera addirittura le prima due serie per forza narrativa, spunti e gestione dell’intreccio.

Via del tutto la forte componente politica, come elemento “estraneo” alla mera indagine, e quindi vera e proprio trama parallela, troviamo da una parte l’assassino Ray Seward e i suoi dilemmi piegati dall’orgoglio nel braccio della morte, e dall’altra la suburbia dei ragazzini disagiati e sfruttati da chiunque per prostituzione e droga – al centro, invece, una montagna di cadaveri ritrovati in un lago e il collegamento a quel vecchio caso, citato più volte nelle stagioni precedenti, con il quale la Linden ci aveva quasi rimesso la sua sanità mentale. E se si potrebbe vedere certi spunti narrativi con qualche pregiudizio, d’altronde i temi trattati e le strade criminali battute non sono di certo argomenti nuovi in ambito thriller, la qualità complessiva è garantita da quello con cui Veena Sud ha sempre brillato, ovvero una solida costruzione che parte dai personaggi e solo in un secondo momento si concentra sulla storia vera e propria, che sembrerà sì per alcuni aspetti poco innovativa, ma per molti, molti altri è un concentrato di tensione e sospetti, grinta e rabbia, mostrati e sentiti attraverso dialoghi d’acciaio e situazioni meccanicamente perfette, ideali nella loro lentezza iniziale che man mano esplode.

Sono però sempre le persone a essere vero fulcro di The Killing, e tanto nei protagonisti quanto nei personaggi secondari c’è enorme tatto e a tratti incredibile sensibilità nel tratteggiarli, tanto che anche solo vederli chiacchierare tra loro del più e del meno (esempio lampante è l’incontro iniziale tra Holder e la Linden, diluito tra battute e sorrisi di una naturalezza spaventosa) garantisce un coinvolgimento che non è mai, mai secondo all’avanzamento investigativo e al meccanismo-tipo dei colpi di scena/cliffhanger televisivi. E per delineare definitivamente con un realismo che poco, poco si vede tanto in tv quanto al cinema, ci pensa un cast meraviglioso, dai già consolidati Kinneman ed Enos, qui ancora più sicuri e trascinatori nella loro sbilenca coppia di polizia, a un roccioso e problematico Elias Koteas, dalla rabbia mascolina della semi-esordiente e bravissima Bex Taylor-Klaus alla maestria statuaria e commovente di un Peter Sarsgaard stellare. 

Non resta quindi che aspettare quale futuro attenda The Killing, e se la conclusione della vicenda, che chiude il caso come la creatrice aveva ampiamente preannunciato per zittire certe sterili critiche piovute nelle stagioni precedenti, e forse non così d’impatto come poteva sembrare nella sua chiamiamola linearità, unico neo di un’opera che comunque non mirava di certo soltanto a questo, troverà sfocio in una stagione quattro che, se impostata come questa, non spiacerebbe affatto. 

4 commenti:

  1. e allora scarichiamoci the killing 1 e 2 per cominciare

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    1. Mi sembra la giusta linea di pensiero, ci sono pure in italiano anche se guardarli in lingua merita molto di più, soprattutto per la parlata di lui :)

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  2. Come ho già detto una roba da mandarti via di testa.
    Quel finalino di stagione lì, comunque, con l'urlo di Holder non fa altro che farmi venire le bave per una quarta stagione che secondo me la fanno di sicuro...


    Spero ;)

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    1. Spero pure io, non vedo perché non dovrebbero, ora non hanno più la scusa del "caso chiuso quindi a che serve andare avanti" :)

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