Home » » Scogli

Scogli

By Simone Corà | lunedì 10 gennaio 2011 | 13:00

Comincio con questo Scogli, scritto per il Premio Scheletri nella primavera scorsa, che mi ha fruttato un felice secondo posto e anche qualche bella monetina sonante.


SCOGLI

La getta a terra, poi mi guarda e ritrae le mani, di colpo spaventato.
«Chiudi la porta!» sbotto, e Luca ubbidisce. «Dove l’hai presa?»
Lui alza le spalle, non parla da più di tre anni, figuriamoci se lo fa ora. Ha la maglietta e le dita sporche di sangue, un segno rossastro gli macchia il viso tra la barba sfatta e la cicatrice.
Vomito, mi appoggio al bancone per non cadere. Con tutti quei costumi attorno a me, secchielli, riviste e puttanate balneari, non ho idee, non so cosa fare – fortuna che siamo a maggio, un maggio piovoso e inutile, e la gente se ne sta ancora lontana da Jesolo.
«Portami dove l’hai presa, perdio!»
La testa è lì che mi guarda, un muso schiacciato, i capelli verdastri, incrostati, il collo reciso, la pelle molle, marcia. E io vomito di nuovo.

Appiccico un TORNO SUBITO alla porta del bazar, lascio fuori il resto della roba, chi se ne frega. Prendo al volo una maglietta.
«Cambiati, ché sembri un macellaio», ordino a Luca.
Mi conduce al faro, quindici minuti di sabbia fredda e siamo al solito posto, gli scogli dove si è spaccato la testa tre anni fa. Momenti terribili, per fortuna lui non li ricorda, anche se torna sempre qui a fissare le onde.
Andiamo più avanti, sul bordo dei faraglioni, e il mare ci sfida, mosso e rumoroso.
«Non vorrai mica scendere…», e invece sì, vuole.
Non un’anima viva, qui attorno, così dico a Luca di stare fermo, ché scendo io. Faccio piano, lento, se scivolo finisco in mare e poi non torno più su.

L’acqua colpisce la scogliera e si insinua in una fessura, una grossa crepa. Impossibile vederla, nessuno oltrepassa il bordo: tuffandosi si muore o si diventa Luca. Sbircio nella fenditura, una striscia buia, densa.
Una bestemmia come carica e mi stringo per entrare, il mare che mi bagna. È una cavità minuscola, gli scogli sono soffitto e pareti. Si vede poco, ma dopo qualche istante le calpesto: altre teste, sciupate dall’acqua, orfane di sguardi.
Diocristo, non solo! Un paio di gambe, mani, un braccio.
Il vano prosegue, passa sotto la scogliera, tortuoso, e sembra scavato – grattato, mi viene da pensare.
Il fetore è tremendo, vorrei uscire, ’fanculo, butterò la testa nell’immondizia in qualche maniera e ciao, ma lo vedo, e mi blocco.
Rannicchiato, come avesse freddo, o non sapesse muoversi, un fagotto di carne smunta e logora. Una coperta di pelle umana, squarci, tranci di epidermide incollati l’uno all’altro con alghe e sabbia e chissà cosa, e da sotto spunta una testolina, un grugno triangolare, vagamente umano: capelli, occhi, naso, ma zampette schifose al posto delle labbra, che si muovono impazzite. E ai lati, le braccia che diventano chele, pesanti, deformi.
Prova a dirmi qualcosa, la bestia, ma non ho orecchie, solo fiato. Urlo, scappo, nient’altro.

Luca è una statua, non vuole andarsene da lì, come avesse i piedi incatenati. Lo trascino a forza fino al bazar. Negli occhi, quel miscuglio osceno di mare e terra. Nel petto, la certezza che mio fratello tornerà, presto o tardi, ai suoi scogli.

9 commenti:

  1. Be', mi piace. Molto ben scritto.
    Io il racconto breve, più una suggestione, diciamo, non lo padroneggio. Prima o poi finisco per spaziare.

    ;)

    RispondiElimina
  2. Grazie! ^_^

    Ma sai, anch'io non sono proprio a mio agio nel racconto breve o brevissimo, ma in qualche occasione, soprattutto quando mi mettono paletti di lunghezza ben precisi, riesco (o almeno spero) a cavarci qualcosa di buono.

    Se lo facessi di testa mia, però, del tipo "adesso mi metto a scrivere un racconto breve", non ce la farei mai. :)

    RispondiElimina
  3. Per me, al contrario, sono proprio i paletti ben precisi che mi affossano. Chissà perché...:)

    RispondiElimina
  4. Ciao, sono entrata sul tuo blog per caso e ho letto questo racconto, sei proprio bravo, secondo me si presta anche a un seguito, gli spunti ci sono e la fantasia non ti manca.

    RispondiElimina
  5. Bel racconto.Mi è piaciuto,da anni poi provo a sostenere l'esistenza di narrativa fantastica ambientata in Italia quindi mi è piaciuto anche il fatto che sia ambientato a Jesolo.Quindi continua così.

    RispondiElimina
  6. Be' be' , interessante, perbacco. Molto perturbante poi quel" tranci" di carne umana. Complimenti.

    RispondiElimina
  7. @ Tizyana: benvenuta e grazie mille!

    @ Nick: tencs! Anch'io sono sempre stato per l'ambientazione italiana, qualsiasi zona nostrana ha il suo fascino particolare e sarebbe un delitto non sfruttarlo.

    @ Psiche: l'idea era proprio di fare una "toccata e fuga" mostruosa, darne una visione rapidissima e costruirne attorno l'atmosfera, quindi grazie!. :)

    RispondiElimina
  8. Ah ah ah!! Secondo posto. Sfigatto.

    RispondiElimina
  9. Almeno non sono arrivato terzo come qualcuno che conosco io! XD

    RispondiElimina