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La clessidra d'avorio, fra pochi giorni in libreria

By Simone Corà | lunedì 13 settembre 2010 | 13:30


Esce un po’ in ritardo rispetto al 10 settembre fissato, piccoli problemi tecnici ne hanno posticipato l’arrivo in libreria a partire dal 20, ne approfitto quindi per parlare de La clessidra d’avorio, una storia firmata dall’omo de panza Davide Cassia e dallo stocastico Stefano Sampietro, fresca novità della collana Mezzanotte di Edizioni XII.

Nessuno spazio, as usual, per pareri entusiastici o disperate suppliche all’acquisto, ho curato l’editing del romanzo in un luglio/agosto bollente che stava per sciogliermi il pc, non sarebbe giusto sperticarsi in lodi incondizionate quando si è così coinvolti in un progetto – è il quinto editing “ufficiale” che curo, il primo romanzo dopo l’antologia IX: Non desiderare la pecora d’altri, il saggio Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi, il progetto Corti - Seconda stagione e un altro saggio per ora top secret, lasciatemi andarne fiero e anticiparne qualcosa, sottolinearne certe caratteristiche che ne fanno quanto meno un prodotto da tenere in considerazione.

La clessidra d’avorio è principalmente un’avventura storica, ma è capace di tingersi ora di thriller ora di accenni soprannaturali. Al suo interno, spazio, molto spazio per misteri legati all’alchimia, complicate mosse scacchistiche, enigmi indecifrabili e diari antichissimi, elementi che accompagnano i tre protagonisti, Darius, Moran e Sebastien, nella Parigi, nella Firenze e nella Roma dell’Ottocento, ma anche nel Cairo seicentesco, o nella Bologna dei giorni nostri.

Piani temporali diversi, esatto, La clessidra d’avorio si struttura su tre linee ben distinte, che si intrecciano tra loro un poco alla volta: una prima ambientata nel Seicento, costituita da un diario scritto interamente in italiano antico, una seconda collocata nello sfarzoso, nobiliare Ottocento, e una terza infine nel più attuale ventunesimo secolo.

Questa la sinossi:

Salisburgo, 1592. Nella penombra del laboratorio di un alchimista, si svolge una partita a scacchi tra il padrone di casa e un giovane italiano. Molte sono le domande che il ragazzo vuole porre al maestro, ma ancora non immagina il segreto che il vecchio, al termine dell’incontro, gli vorrà svelare.
Bologna, 1604. Un coraggioso alchimista salpa alla volta dell’Africa, seguendo le indicazioni di un antico manoscritto. Ma l’Inquisizione gli dà la caccia, e lui deve nascondersi, fuggire, dimenticare, forse addirittura rinnegare i principi in cui ha sempre creduto.
Francia, 1808. Darius Berthier de Lasalle, un nobile sopravvissuto al periodo del Terrore, suo figlio Sebastien, soldato imperiale ferito, e l’amico di infanzia Moran de la Fuente, avventuriero di origini spagnole e amante della bella vita, partono per l’Italia, con l’intento di recuperare un diario scritto da un alchimista nel 1600 e un fantomatico oggetto prezioso a esso legato.
Bologna, giorni nostri. Giacomo Bandini scova un diario risalente al diciassettesimo secolo e scritto da un suo omonimo. Leggendolo, comprende che il suo antenato era un alchimista alla ricerca di una misteriosa clessidra, unico oggetto in grado di misurare i tempi di lavoro per il compimento della Grande Opera alchemica.

A me ha ricordato un poco le atmosfere di Indiana Jones, qui in una versione aristocratica e simpaticamente altezzosa dei due protagonisti principali che ne incarnano lo spirito, in quel misto di archeologia leggendaria, intrighi internazionali, spietati villain, sprazzi di elegante humor e viaggi in splendidi scenari.

Se amate questo matrimonio di generi, se avete un debole per la spietata matematica degli scacchi, se – perché no – vi affascinano certi ingegnosi, misteriosi trabocchetti alla Dan Brown (ma non parliamo di stile, qui, e non serve neanche dirlo, su, siamo su livelli ampiamente più alti e raffinati), La clessidra d’avorio potrebbe essere un acquisto interessante.

Vai alla scheda del romanzo d'avventura La clessidra d’avorio, di Davide Cassia e Stefano Sampietro >>>

7 commenti:

  1. M'interessa, m'ispira, e poi già conosco la scrittura di Cassia.
    Sarà mio.

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  2. Settimana prossima questo e Melodia... ormai con i libri di edizioni XII posso creare una squadra di calcio dopo averli letti XD

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  3. Grazie, bell'uomo peloso e capelluto.

    @alex: troverai il mio stile un po' cambiato in quest'opera rispetto ai lavori che hai già letto. Qui sono un po' edulcorato dalla mistica visione stilistica di Stefano (l'altro autore, giusto per intenderci). Spero ti appassioni comunque, anche se non ucronico :P

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  4. un autore edulcorato non lo si può non leggere no
    sarà mio ;-)
    il libro eh, l'autore è impegnato

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  5. io invece cercherò di trombarmi l'autore... ahahahah

    come?
    sono due

    no, okay, vada per il libro
    sono vecchio per le cose a tre :)

    finalmente un bel post, comunque

    però


    Corti - Seconda Stagione!
    ziobono!
    :)

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  6. Giusto per curiosità.
    Qualcuno mi sa dire se ho speranza di trovare i volumi del'editore XII in una qualche Feltrinelli?
    Visto che domani vado a Mestre,pensavo di comprare lì un paio di volumetti XII. Avrei curiosità di leggere qualcosa di questo editore di cui parlate un gran bene.
    Grazie,ragazzi.

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  7. @ Nick: guarda, purtroppo la distribuzione in triveneto è ancora in rodaggio, chiamiamolo, quindi non so se tu riesca a trovare qualche titolo. Se però lo ordini, a una Feltrinelli o a una libreria qualsiasi, te lo procurano tranquillamente. :)

    @ McNab: concordo anch’io su quanto dice Davide, lo stile è abbastanza diverso dalla sua classica scrittura de panza, qui è tutto molto più elegante e raffinato, in linea, ovviamente, con il contesto storico ottocentesco. :)

    @ Gelo: corressi con maestria!

    @ gli altri: bravi!

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