Moviement

By Simone Corà | mercoledì 14 aprile 2010 | 13:29

di AA.VV.
10 Euro

Colpevolmente in ritardo, ma sapete, ci sono cose di università e tirocini e morose e film e anime da vedere e libri-tanti-troppi-infiniti-maledizione-libri da leggere, che poi le cose da scrivere si accumulano e arriva Natale e io sono ancora con le braghe corte.

I Moviement, più che riviste, sono veri e propri saggi dedicati ai registi più amati e importanti dell’universo cinematografico, sono pubblicati dalla giovane Gemma Lanzo Editore e, oltre che sul sito, si trovano anche nelle edicole specializzate di certe librerie megastore.

Me ne sono stati inviati gentilmente due numeri, uno dedicato a David Lynch e uno all’horror made in Italy, sia quello bello di una volta, quando io non ero ancora nato e Dario Argento era un po’ meno brutto e soprattutto sapeva come impugnare una cinepresa, che quello, ahimè inesistente, attuale.

Graficamente sono ottimi volumi, sia per impatto visivo che per impaginazione, ed è solo la scelta della copertina che potrebbe piacere o meno, nel suo essere, con un unico colore che cambia di volta in volta, forse un po’ troppo intellettualmente fredda.

I contenuti non sono da meno, e raccolgono saggi e interviste di autori italiani e stranieri, esperti del settore, critici cinematografici e studiosa di semiologia. I pezzi sono tutti mediamente attenti e scrupolosi, studiatissimi, anche se forse usano un linguaggio e una struttura molto universitaria, quindi di non troppo facile o semplice lettura per il fan occasionale, che magari necessitava di un piccolo alleggerimento in fase di editing.

Il volume dedicato a Lynch, soprattutto, è tanto interessante quanto ostico, perché, concentrandosi su aspetti di solito non sviscerati in maniera così approfondita, come la colonna sonora e l’arte fotografica dei suoi film, è sì appetitoso per chi, come me, venera i deliri del regista statunitense, ma d’altra parte si sofferma su particolari che solo gli addetti ai lavori saprebbero apprezzare interamente.
Stesso discorso per le interviste, molto curiose e particolari nel prendere in esame sound designer, registe e attrici che hanno lavorato con Lynch, ma che un maggior lavoro di snellimento e pulitura avrebbe reso sicuramente meno ardue durante la lettura.
Si apprezza comunque moltissimo questa ricerca volta a comunicare qualcosa di originale in un mondo critico che spesso e volentieri si limita a ripetere le medesime cose. Bisogna soltanto limitare alcuni chiamiamoli virtuosismi, miglioramento saggistico che arriverà sicuramente col tempo e con i prossimi numeri di Moviement.

Più scorrevole ed efficace, infatti, il volume sull’horror made in Italy, perché, pur affrontando un po’ tutti gli elementi di una scena tricolore che ha fatto storia, e che ogni appassionato conosce a memoria, si legge con molto piacere. Da Bava a Fulci, da Deodato a Freda, passando ovviamente per i giovani Zuccon, Bianchini e Bessoni, Moviement n.4 offre lunghi approfondimenti semiologici attenti e meticolosi, indagando tra aspetti tecnici e simbolici, atmosfere musicali e speranze per un futuro horror tricolore che forse, forse può ancora dire qualcosa.
Quello che manca, in questo caso, è forse un saltuario aspetto critico, perché leggere delle ultime, disastrose, insignificanti opere di Argento senza che venga fatta menzione della terrificante caduta di tono del Darione nazionale, be’, lascia un po’ basiti.

Nel complesso, si tratta di lavori estremamente curati e accattivanti, con l’unica pecca, anche se sarebbe sbagliato parlare di “pecca”, di essere magari fin troppo d’elite, e quindi destinati a pochi intenditori. Consigliati quindi a chi cerca studi e osservazioni cinematografiche oblique e insolite, un po’ meno ai semplici curiosi. Complimenti comunque alla redazione moviementosa: progetti come questi saggi collettivi, se trattati in una certa, insolita maniera, sono sempre benvoluti nel panorama editoriale italiano.

5 commenti:

  1. Anche il fatto che lui sia con le braghe corte a Natale ho i miei seri dubbi dipenda veramente dai libri da leggere.

    RispondiElimina
  2. Forse le braghe corte dipendevano dal navigare internet con una sola mano, temo.

    Alla ricerca di morose chiaramente eh, non pensate male...

    RispondiElimina
  3. E' bello navigare in Internet mentre ci si scaccola, sì.

    RispondiElimina
  4. L'articoletto toccherà anche me, per forza di cose... :D
    Comunque... Ti faccio un plauso, davvero una recensione attenta, che dimostra di aver veramente assorbito il materiale. Voglio spezzare una lancia a favore della pubblicazione, citando proprio qualcosa che dicevi anche tu: è una proposta "alternativa" appunto, caratterizzata da uno stile "universitario", ma penso sia proprio per scelta, per porre qualcosa con approccio particolarmente maturo rispetto a pubblicazioni più "easy", che ovviamente trovano validità ed un pubblico più di primo pelo a cui indirizzarsi. E' vero anche, come nuovamente citavi, che anche il semplice amatore può apprezzare, specialmente il volume sull'horror italiano. Penso che anche la copertina sia adatta al tipo di contenuti...

    P.S. Neanche io ho capito il fatto delle braghe! :D

    RispondiElimina