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Quella sera velenosa

By Simone Corà | lunedì 1 giugno 2009 | 13:31

Lasciata trascorrere una settimana, per aver modo di assimilare tutti gli scombussolamenti visivo/uditivi sopportati dal mio organismo, è cosa buona, ora che sono provvisto anche di foto che testimoniano l’evento (che, okay, sono tutte uguali, ma vanno bene lo stesso), svelare quanto accaduto domenica scorsa, 24 Maggio, in quel di Aviano, Pordenone. Qualcuno ha già trovato parole per raccontare, e quindi potrete integrare i resconti per accertarvi che, sì, è accaduto davvero.

Fieri Protagonisti della serata, i signori Raffaele Serafini e Marco Crescimbeni e miss Elena Vesnaver (altresì detti Gelostellato, Crescizz e Elena Vesnaver), che sono tre tra gli autori dell’antologia Veleno, edita per i tipi de Il Foglio Editore. A loro l’onore e l’onere, la responsabilità e il carisma, i sorrisi e gli sguardi ammiccanti, di presentare il volume in questione, leggendo estratti dai loro racconti all’Osteria dei Poeti, loco fascinoso e, ehm, quanto meno originale.


Tormentato dalla mia paura cronica di sbagliare strada e di arrivare in ritardo, dopo giorni di torture alle google maps e agli atlanti di casa, costringo la povera Cyb_Six, in arte Alessandra Parise, a rubare un Tom-Tom e a partire con tre ore abbondanti di anticipo. Si arriva circa ottanta minuti dopo, nonostante il navigatore cercasse di confonderci, e così, entrati in modalità Attesa Boriosa, si esplora Aviano fino a trovare, quasi per caso, il locale – ancora chiuso, of course – che ospiterà la serata. Stanchi, esausti, ansiosi, la curiosità che ci dilania, ci sediamo aspettando che arrivi qualcuno ad aprire e che la folla inizi a dilagare.

Due ore più tardi, mentre un violento acquazzone seppellisce Aviano, siamo in otto attorno a un tavolino (i Protagonisti più morose e morosi vari), a guardare tentennanti otto bicchieri di una brodaglia misteriosa, grumosa e di un poco invitante color rosa, gentilmente offertaci dall’oste. Si chiudono occhi e naso e si butta giù per non fare brutta figura – attorno a noi, una manciata di musicisti interrompe la jam propiziatoria per osservare con disgusto.


Del pubblico nessuna traccia, e così, mentre l’oste cerca di consolarci menzionando fascinose danzatrici del ventre e lussuriose lap-dancer che arriveranno, oh se arriveranno, ci si conforta abbuffandoci di insalate di riso e hamburger e cipolle, e non bevendo troppo vino, però, perché poi, maledizione, mi tocca guidare.

Pubblico o meno, a noi baldi giovani, futuro della narrativa horror italiana, basta poco per essere felici: le chiacchiere vanno a braccetto con risate e prese per il culo in abbondanza, e insomma, il vero leit-motiv della serata, la presentazione di Veleno, è ormai passata in secondo piano.

Sono quasi le nove quando, finalmente, appaiono – timidi, eccentrici e coloriti – i primi e unici spettatori. L’età media, a questo punto, sfiora le tre cifre, ma i Protagonisti, per nulla scoraggiati, danno inizio alle letture. Si leggono con passione e trasporto racconti zeppi di immagini pornoerotiche e tentazioni horror, si ride sotto i baffi nei momenti più spinti e si attende con curiosità la reazione del, ehm, pubblico, che – clamoroso! – accoglie di buon grado, tra applausi e domande saccenti e filosofiche, lo sforzo narrativo dei nostri eroi, tanto che si riesce addirittura a vendere ben due copie dell’antologia.

A questo punto, rattristiti dall’annuncio che danzatrici e lap-dancer, guarda caso, non sfoggieranno i loro corpi sensuali se non nei nostri sogni porcelloni, si credeva che la serata fosse giunta al termine. E invece, meravigliati, due entità del pubblico si fanno coraggio e leggono i loro scritti. Da una parte, una signora-arcobaleno con orecchini grandi quanto pneumatici alle prese con un sogno adolescenziale, dall’altra un giovine di belle speranze e bizzarri comportamenti che racconta le avventure sessuali di un autobus. Bombardati da stili, ecco, ancora amatoriali, diciamo, e da immagini che prioettano, in continuazione, stralci di, oh, fantastici concerti e spettacoli teatrali e reading poetici tenuti all’Osteria dei Poeti, chiudiamo i boccaporti e ci immergiamo, sperando che l’agonia duri poco.

Il tempo di sopravvivere, e si viene costretti ad assistere a una jam blues che, ehm, sì, ecco, uhm, oh, come dire, già, alla quale si aggiunge il giovine di poco prima che, tra una rappata e l’altra di parole insensate, ci prova con tutte inneggiando all’amore libero e al nudismo e alle orge e ad altre cose che qui non si possono riportare.


Dopo aver salvato l’udito di un vermiciattolo che, agitato e sofferente, si contorceva su un tavolino, riusciamo a scappare e, ancora increduli, smaltiamo la sbornia di bizzarrie con una chiacchierata post-reading che si protrae fino alle due di mattina e una photo session ricca di facce buffe.
Ottenute due preziose copie autografate di Veleno, io e Alessandra ce ne torniamo a casa, ma non prima di aver litigato un’ultima volta con il Tom-Tom, che voleva farci prendere a tutti i costi la strada più lunga.

11 commenti:

  1. Peccato... Il 24 ero tornato da Barcellona. Mannaggia, venivo a ubriacarmi pure io!

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  2. non potevi mettere foto più piccole?

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  3. Per vederle più grandi ti basta essere amico di Gelo su Faccebuk.

    Ma non è un bello spettacolo...

    :-P

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  4. Per foto più grandi mi ci vuole la manovella per caricarle.

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  5. Hai scritto "per i tipi di".
    Te lo dico perché ti voglio bene.
    Puoi correggere e poi cancellare il mio commento, così nessuno saprà che l'avevi fatto.

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  6. Non potevi evitare di postare foto?

    Anzi, scusa, non potevi evitare di postare?

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  7. Bonfanti ha ragione.

    Non si scrive "tipi", si scrive "tizi", anzi "tizii" perché è plurale.

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  8. Scusa eh se rompo tanto ma ho letto che c'erano morose e morosi, quindi tu solita figura da solitario.

    Come l'hai impostata questa volta?
    La storia dello scrittore maledetto che ha bisogno di solitudine, quella dello sciupafemmine carogna che non si porta mai dietro la zavorra o hai detto la verità?

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  9. Gli organizzatori mi avevano promesso un sacco di fanciulle discinte, e quindi ci ero andato tutto motivato, fiero del mio essere libero sul mercato, ma poi niente, mi hanno truffato, quei criminali...

    @ gatto: ho scritto "per i tipi di" e me ne vanto.

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  10. non ho ancora il coraggio di ricordare...

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