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Caravan

By Simone Corà | lunedì 29 giugno 2009 | 13:23

di Michele Medda (testi) e Roberto de Angelis (disegni)
1 di 12
Sergio Bonelli Editore, 2009
98 pagine
2,70 €

È un giorno importante, a Nest Point. Davide sta giocando la finale del campionato di calcio, e suo padre Massimo sta concludendo un affare con un grosso finanziatore. Ma c’è qualcosa che non va. Il cielo si riempie di strane nubi minacciose e una sorta di tempesta elettromagnetica mette fuori uso automobili, tv e cellulari. La gente si riversa in strada, terrorizzata. Cosa sta succedendo?

Caravan, mini-serie di 12 numeri, è per certi versi un’inaspettata novità nel catalogo bonelliano. Non tanto per chissà quali schemi narrativi, piuttosto deboli e fedeli a cliché immortali, ma per la mancanza dell’eroe, più o meno carismatico, su cui si concentrano le storie e che, come tradizione, dà il nome alla testata.

Il nuovo progetto di Michele Medda (uno degli storici creatori di Nathan Never e Legs Weaver) è infatti incentrato su più persone (i componenti della famiglia Donati) che, almeno per ora, usufruiscono degli stessi spazi narrativi, senza che l’una propenda sull’altra.
Due figli, un marito, una moglie, un gruppetto di amici e una manciata di antagonisti, figure semplici, o quasi, che rientrano involontariamente in un corale disegno del destino. Nessun super poter, nessuna caratteristica predominante, nessun nome altisonante. Solo le loro storie, che si intrecciano di vignetta in vignetta e sfruttano il #1 per mostrarsi al lettore e dare un minuscolo prologo a ciò che accadrà in seguito.

L’impressione iniziale che lascia Caravan è quella di un intreccio fortemente debitore dello sfortunato serial televisivo Jericho, dove l’esplosione di un ordigno atomico distruggeva le vite della piccola cittadella omonima. Su Caravan non sembrano esserci tracce di esplosioni nucleari, ma la struttura, il contesto e soprattutto la conclusione di questo primo numero si riaggancia più di una volta a certe atmosfere del telefilm creato da Jon Turteltaub.

A dirla tutto, lo scenario iniziale, per quanto derivativo, non sarebbe affatto male, se non fosse che Caravan sfoggia troppe superficialità e parentesi di immane scontatezza. Davide che gioca la finale del campionato e fa perdere la sua squadra perché sbaglia il rigore decisivo; suo padre che stringe un accordo milionario con un finanziatore per la costruzione di un parco dopo una lunga sviolinata su quanto maltrattata sia la natura e blablabla; il maniaco che irrompe in casa, distruggendo l’equilibrio già precario; lo sceriffo al suo ultimo giorno di lavoro prima del pensionamento... E si potrebbe continuare ancora, da tanto è povero il lavoro di distacco da tanti, troppi luoghi comuni.

E per quanto indigesta possa essere l’ennesima ambientazione estera ingiustificata (con tanto di una manciata di ridicole note di traduzione), nel complesso si può notare una buona cura nei dialoghi, che toccano sì argomenti banali, ma lo fanno con una notevole scelta lessicale, che non fa pesare troppo la mancanza d’inventiva.

Piacciono infine le matite di De Angelis, forse troppo statiche nelle scazzottate e nei momenti in cui si dovrebbe respirare velocità e adrenalina, ma piacevoli nella loro attenzione al particolare.
A questo punto non resta che attendere il #2, sperando che Medda sgrassi certe impurità e doni alla saga aspetti che, per ora, appaiono come assenti ingiustificati.

3 commenti:

  1. Jericho non me lo ricordo benissimo, ma in che senso, secondo te, ci sono dei paralleli?

    Lì erano tutti schierati per difendere la loro città, qui arrivano i militari e senza resistenza si fanno portare via.

    A parte la coralità, anche se in Jericho un protagonista emergeva rispeto agli altri, io non ci vedo molte somiglianze.

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  2. Vedo più una somiglianza a livello d'atmosfera, che per questioni di precise snodi della trama. E penso proprio che Jericho abbia ispirato la nascita di Caravan.

    La cittadina sconvolta dall'evento imprevisto e inimmaginabile; il caos, l'isteria iniziale; i militari, che, okay, qui portano via la gente, mentre su Jericho si insediano nella città.

    Ora non so bene le tempistiche bonelliane, ma credo che, senza Jericho (è del 2007, no? forse 2006), non sono poi tanto sicuro che Caravan avrebbe avuto modo di esistere.

    Però, oh, speriamo che ora Caravan prende svolte originali e ficose. :)

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  3. Quoto alla grande... Caravan arriva a pelo alla sufficienza

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