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Eluveitie - Evocation I - The Arcain Dominion

By Simone Corà | sabato 2 maggio 2009 | 14:18

Nuclear Blast/Warner
Time: 50.30

Si attendeva con una certa curiosità il doppio progetto acustico dei folkster elvetici Eluveitie, uno tra i gruppi più spontanei, sinceri e importanti dell’intero movimento del pagan/folk metal. Sono infatti bastati due album (Spirit e Slania), non perfetti ma dalle potenzialità spaventose, per marchiare uno stile inconfondibile, vincente trait d’union tra le sonorità divertite e divertenti dei Korpiklaani, la maestosa teatralità dei Moonsorrow e il danzereccio hummpa dei Finntroll, e l’interesse verso questa prima parte di un ritorno a balli e canti primordiali, lasciando in disparte chitarre elettriche e growls, era ormai al limite del sostenibile.

È con un certo stupore, quindi, scoprire che l’impronta stilistica degli Eluveitie, fatta di spirali flautistiche, velocissime scorribande violinistiche doppiate da ghironde impazzite, è riconoscibile, pura e autentica, anche senza l’abituale contorno di metal estremo a cui avevano abituato l’orecchio.

Evocation I – The Arcane Dominion si compone di quindici pezzi che richiamano atmosfere pagane di danze attorno al fuoco, mani che scandiscono il ritmo e ancestrali riti magici che ammaliano per la vivace drammaticità. E ancora scenari di guerra, canti di battaglia, preghiere ataviche. È una continua visione di mondi arcani e remoti, che rivivono simbolicamente in brani per lo più strumentali, sentite finestre di un passato dimenticato.

Suadenti voci femminili, cori che sussurrano parole sepolte in ere lontane, momenti di grande enfasi recitativa maschile, tamburi e saltuarie chitarre acustiche esplodono poi in canzoni che sprigionano un pathos incontenibile (Brictom, Omnos, Ne Regv Na), che accarezzano l’udito e stregano i sensi.

È tuttavia un disco difficile, complesso, per certi versi criptico. È un progetto coraggioso, sì, ma che avrebbe bisogno di immagini per poter essere completo, ancora più vivo e intenso. E il fatto che siano presente solo quattro canzoni vere e proprie, in un oceano di intermezzi, balli e note atmosferiche, potrebbe rendere dubbiosi e refrattari, a un primo ascolto. C’è quindi bisogno di tempo e di una certa apertura mentale per poter assaporare il passato che ritorna. Ma il sentimento e la devozione che vivono in un album come Evocation I – The Arcain Dominion sono tali da diffondere emozioni inaspettate e solleticare sensi imprigionati.

Tracklist:
1. Sacrapos – At First Glance
2. Brictom
3. A Girl Oath
4. The Arcain Dominion
5. Within the Grove
6. The Cauldron of Renascence
7. Nata
8. Omnos
9. Carnutian Forest
10. Dessumiis Luge
11. Gobanno
12. Voveso in Mori
13. Memento
14. Ne Regv Na
15. Sacrapos – The Disparging Last Gaze

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