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INFERNO 17 - Davide Cassia

By Simone Corà | venerdì 15 febbraio 2008 | 17:01


di Davide Cassia
263 pagine
Edizioni XII
11,90 €

In un istituto d’igiene mentale, inchiodato a un letto, c’è un paziente molto speciale; o per lo meno ne è convinto l’intermiere Paolo Montale. Deve essere speciale per forza, perché un’intera ala del terzo piano è riservata a lui. Deve essere speciale perché accadono strani avvenimenti nella sua stanza.
Il detective Jonathan Greco, invece, deve vedersela con un serial killer che pugnala giovani donne, ne beve il sangue, e imprime loro simboli esoterici sulla fronte.
Qual è il legame tra questi episodi? E chi è l’uomo in come, sfigurato dalle ustioni?

Il thriller all’italiana, meglio se con benvoluti risvolti orrorifici, ha sempre un suo fascino e un suo perché nel panorama della piccola editoria. È ormai da un po’ di tempo che il fantasma della facile esterofilia mi sembra sia stato abilmente scacciato, almeno nel giro di novizi/esordienti/siti/case editrici in cui mi aggiro da qualche anno, ma è ogni volta un piacere avventurarsi in un contesto familiare e sentito.

Ciò che salta subito all’occhio in questo Inferno 17, nuova leccornia firmata dall’omo de panza Davide Cassia, è una scrittura colloquiale e bonaria, che diffonde simpatia e un senso di affetto e legame verso tutti i personaggi, compresi quelli secondari o negativi.
La naturalezza delle espressioni, l’umorismo bonaccione e il carisma con cui sono stati delineati, li rendono piacevoli compagni di avventura sin dal primo capitolo, nei loro problemi, nelle loro angustie, nelle loro prove.
Il fatto che nessuno di loro spicchi per gusto innovativo non risulta essere un dilemma, in fondo il poliziotto scontroso e asociale e l’uomo stressato e vagamente sempliciotto li abbiamo visti centinaia di volte. Ma c’è feeling, e quando possiamo contare su questo aspetto, non serve altro.

D’altro canto, proprio questa scrittura così confidenziale e vicina al linguaggio parlato si dimostra anche il tallone d’Achille di Inferno 17. Spesso si sente la necessità di un lessico più ricercato e meno generico, che graffi di più la situazione e renda certi sezioni meno standardizzate.
Ma se su questo possiamo chiudere un occhio, una tiratina d’orecchi è invece d’obbligo per la cascata di avverbi, a volte davvero eccessivi.

A ben vedere, tuttavia, la vicenda è stimolante e curiosa, e cattura grazie a un gioco ad incastro sempre funzionale che tiene alto il ritmo. Si resta poi decisamente sorpresi dalla rivelazione finale, anche se un piccolo appunto riguardo alla battaglia conclusiva (forse troppo veloce, forse trattata con meno sicurezza, forse sorretta da una scusante magari non proprio credibile) si può fare.
Ma non è niente di che, soltanto un piccolo neo narrativo che sparisce volentieri di fronte agli avvenimenti che gli sono preceduti.

Inferno 17 è quindi un buon passatempo, che tiene compagnia con divertimento e spensieratezza, e che sa incupirsi all’occasione e rendersi truce. Non è privo di difetti, ma d’altronde chi è perfetto al giorno d’oggi?

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